Marche

Falsi De Dominicis a Pesaro, svolta dopo 14 anni. Dagli 11 indagati per truffa si passa a 3. Era stato coinvolto (e subito prosciolto) Vittorio Sgarbi


PESARO Un presunto giro di dipinti con certificazioni false, dopo 14 anni il processo riparte di nuovo. Davanti al collegio del tribunale di Pesaro sono finite 11 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere, ricettazione, truffa e falsificazione di opere d’arte. I nomi degli artisti sono di primo piano: da Lucio Fontana a Giuseppe Capogrossi. Ma gran parte del caso ruota al nome di Gino De Dominicis, artista marchigiano il cui record d’asta è di 270 mila euro. 

La denuncia


Tutto nasce nel 2012 con la denuncia presentata da una cugina dell’artista e dall’Archivio Gino De Dominicis con sede a Foligno contro la Fondazione Gino De Dominicis con sede a Roma, di cui Vittorio Sgarbi era presidente e una 62enne di Pergola M.M. vicepresidente. Il primo ente accusava l’altro di aver immesso sul mercato opere false dell’artista o di aver fatto false autenticazioni. Secondo l’Archivio di Foligno, le uniche opere di De Dominicis sarebbero solo quelle inserite nel loro catalogo dove se ne contano circa 800. Tutte le altre, autenticate dalla Fondazione romana, non sarebbero di De Dominicis. L’artista però in una intervista aveva dichiarato di aver realizzato oltre 1500 opere. Dopo sette anni di indagini e di sequestri di circa 250 opere per un valore di oltre 30 milioni di euro, il caso era finito davanti al gup di Roma. Sgarbi era stato subito prosciolto. Fu sollevata però un’eccezione di incompetenza territoriale. E il processo fu trasferito a Pesaro perché qui sarebbe avvenuta la prima compravendita di una delle presunte opere contraffatte. Nel 2023 il Gup di Pesaro aveva emesso una sentenza di proscioglimento per l’associazione e la dichiarazione di prescrizione degli altri reati per tutti e 18 gli indagati. La procura ha impugnato e la corte d’Appello ha stabilito che il processo deve ripartire di nuovo da Pesaro. Ora sono 11 gli imputati. Ieri il pm ha contestato il reato associativo fino al 2018. A maggio la prossima udienza con il processo che continuerà per 3 imputati su 11 perché per gli altri subentrerà la prescrizione (i 3 hanno una recidiva specifica, ndr). L’avvocato Gianluca Sanchini che difende la pergolese vicepresidente della Fondazione De Dominicis è pronto a dare battaglia sulla autenticità dei dipinti con tanto di perizie sulle firme.

Il marchio


L’artista avrebbe lasciato in eredità alla signora oltre 150 opere per creare una fondazione. Il testamento però sarebbe considerato inattendibile e falso dall’accusa e la fondazione una «struttura necessaria per dare ulteriore credibilità al progetto criminoso». Nel frattempo l’avvocato Giulia Cometti si è costituita parte civile per conto di una importante collezione milanese per chiedere il dissequestro di 29 opere. E nel 2023 il Tribunale Civile di Roma ha dichiarato illegittimo l’utilizzo del nome Gino De Dominicis per la fondazione della vicepresidente di Pergola.




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