Liguria

Ex Ilva, il segretario della Uilm a Genova: “Siamo sull’orlo del precipizio, deve gestirla lo Stato”

Genova. “Ormai la situazione è sotto gli occhi di tutti. Siamo sull’orlo del precipizio. con tutta una serie di questioni che si sono ormai concentrate su questa vertenza. Non possono essere il salvatore Jindal o Flacks, come non lo erano neanche altri, perché l’Ilva ha bisogno invece, dopo tanti anni di lotta e non scelta, di un’azione da parte dello Stato: non di un’amministrazione straordinaria, ma di una gestione dello Stato, perché qualsiasi cosa venga realizzata, non si uscirà da questa condizione ormai comatosa”.

A lanciare l’allarme è Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, a margine del congresso provinciale a Genova che va in scena due giorni dopo la visita della delegazione di Jindal a Cornigliano, con tanto di incontro con la sindaca Salis a Tursi e colloquio in programma domani a Roma col presidente ligure Bucci.

“Un altoforno in marcia, tutti gli impianti di finitura fermi a Taranto con qualche impianto in marcia qui a Genova e a Novi, ma non c’è l’acciaio, non ci sono i coils. Urso si deve convincere che fare una trattativa con dei gruppi industriali senza la garanzia dello Stato è una esercitazione fallimentare. Bisogna interrompere questa trattativa e bisogna invece avviare una gestione statale con possibilità anche di ingressi di produttori siderurgici italiani”, aggiunge Palombella.

Per il leader nazionale della Uilm “bisogna fare una decarbonizzazione seria, programmarla e soprattutto far ripartire gli impianti a freddo di Taranto, non in alternativa a quelli di Genova, perché con una produzione di 6 milioni di tonnellate è possibile far convivere Taranto, Genova e Novi. I livelli occupazionali si salvaguardano nel momento in cui c’è la risalita produttiva, che significa perlomeno avere tre altoforni in marcia, due forse entro giugno. I forni elettrici non si fanno in un giorno, minimo due anni. Urso adesso parla di acciai speciali, ma che significa?”.

Anche la Uilm, come gli altri sindacati a livello nazionale, contesta l’ipotesi di uno spezzatino che separi Genova da Cornigliano, eventualità al momento esclusa dalle trattative in essere (Jindal e Flacks sono in corsa per acquisire l’intero complesso) ma caldeggiata ancora da Confindustria: “Le scorciatoie non hanno mai prodotto risultati positivi – continua Palombella -. Prima Taranto è stata la condizione di vita di Genova, adesso sembra che sia il pericolo a allora si salvi chi può. Io penso che le divisioni abbiano sempre prodotto risultati nefasti. Quando uno decide di fare da solo, vuol dire che ha scelto la strada dell’isolamento e della disperazione. Mi sembra più una proposta disperata che una proposta industriale. Taranto non è mai stata in contrasto con Genova. Genova può e deve vivere con Taranto. Se non vivrà con Taranto vivrà col mercato, ma un mercato in cui la concorrenza è sfrenata, e non penso che Genova e Novi siano in grado di reggerla”.

Dello stesso avviso Antonio Apa, coordinatore regionale della Uilm, come sempre molto diretto: “Noi abbiamo criticato la politica e anche l’atteggiamento di qualche organizzazione sindacale che ha sostenuto la separazione di Cornigliano da Taranto. Questa è una stronzata che non aveva nessun fondamento, perché si rischia di rendere molto debole la partita. Lo Stato ha messo circa 4 miliardi per sostenere la siderurgia nel decennio senza uno straccio di piano industriale e la semestrale del 2025 dà un deficit di circa 600 milioni più 8 miliardi di debiti. Lo Stato dovrebbe entrare in prima persona”.

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Intanto Bucci martedì è atteso all’appuntamento coi rappresentanti di Jindal: “Io porterò innanzitutto il problema di visione, cioè cosa vogliamo fare della siderurgia in Italia e cosa vogliamo fare con la siderurgia a Genova. Dopodiché parleremo delle esigenze del territorio, che sono ovviamente il lavoro e la produttività industriale, e vogliamo sapere quale sarà l’ammontare delle aree che torneranno a Società per Cornigliano, su cui noi vorremmo fare altri investimenti. Ma prima vogliamo salvaguardare l’azienda”.

I timori occupazionali? “Io non conosco la proposta operativa. Gli occupati sono importanti, se ci sono dei tagli bisogna che questi siano compensati. L’obiettivo non è ridurre i posti di lavoro, l’obiettivo è azionare un business che sia in grado di dare posti di lavoro per tutti o trovare business complementari che possano raggiungere l’obiettivo”, aggiunge Bucci. E non chiude all’ipotesi di una gestione diretta da parte dello Stato: “Potrebbe essere un’altra soluzione“.

La proposta di Jindal, pur prevedendo 6 milioni di tonnellate di produzione, non dà garanzie sufficienti sulla tutela della filiera italiana e dei livelli occupazionali, mentre preoccupa l’ipotesi di investimenti in larga parte destinati all’estero, in particolare in Oman, a fronte dei rilevanti impegni sostenuti dall’Italia  commenta Ilaria Cavo, deputata ligure di Noi Moderati e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera -. Per questo il focus deve essere l’italianizzazione. Va fatto ogni sforzo per valorizzare la filiera produttiva nazionale, salvaguardare produzione e occupazione e costruire una prospettiva industriale solida e sostenibile. Abbiamo sentito parlare oggi di necessità di intervento dello Stato. Noi vogliamo valorizzare la possibilità non di una statalizzazione ma di un’italianizzazione: creare le condizioni per il coinvolgimento delle migliori energie industriali italiane per garantire un futuro all’ex Ilva nell’interesse nazionale”.




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