Liguria

Ex Ilva, confermato il piano per non chiudere Cornigliano. Ma resta lo spettro della cassa integrazione


Ilva proteste 19 ottobre

Genova. I commissari dell’ex Ilva confermano il piano che prevede 35mila tonnellate al mese di rotoli d’acciaio per garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Cornigliano, mentre resta in sospeso il tema dell’aumento della cassa integrazione per i lavoratori. È quanto emerge dall’incontro coi sindacati convocato a Palazzo Chigi. Presenti le sigle nazionali dei metalmeccanici, ma anche una delegazione genovese. Nel frattempo Acciaierie d’Italia ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per l’80% dirigenti che coinvolge anche due persone a Genova.

“Il commissario Quaranta ha confermato i dati che ci erano stati consegnati in prefettura – riferisce Armando Palombo della Rsu Fiom, ricordando la comunicazione ufficiale arrivata il 14 ottobre al culmine dei tre giorni di lotta in città -. Genova lavora sino a fine novembre, poi si ferma dal 1° dicembre al 10 gennaio. Lo stop sarà da concordare con ulteriori passaggi sindacali in loco“.

Pericolo scongiurato? Tutt’altro: “Siamo guardinghi”, chiarisce Palombo. Anzitutto perché sul tavolo c’è sempre la richiesta di cassa integrazione per 870 unità su 915 in organico a Cornigliano. “Quella sarà una discussione a parte con altre tempistiche, ma noi rifiuteremo questi numeri a Genova”, conferma il leader degli operai che solo una settimana fa avevano occupato l’aeroporto per ottenere la sospensione di quel piano “lacrime e sangue”, compatibile con uno stop totale degli impianti e non con il “fermo tecnico” che era stato prospettato pochi giorni prima.

Cassazione e gara per la vendita, il futuro è un rebus

E comunque il futuro dell’ex Ilva è ancora avvolto nell’incertezza, a partire dalla sentenza della Cassazione che potrebbe ribaltare il decreto della Corte d’appello di Milano e determinare la riaccensione dell’altoforno di Taranto, oggi tenuto in pre-riscaldo. Un passaggio giudiziario ancora in bilico che, di fatto, tiene in stand-by ogni altro sviluppo, anche per Genova.

“Il governo conferma il proprio impegno per dare continuità alla produzione dell’acciaio in Italia e per assicurare prospettive industriali a Taranto, con forni elettrici e decarbonizzazione, ma non può allo stato di soddisfare la richiesta delle organizzazioni sindacali di disporre e discutere di un preciso cronoprogramma del processo di decarbonizzazione – ha detto infatti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano durante l’incontro -. Tale richiesta sarà posta all’esame del tavolo non appena risulteranno sciolti i fattori di incertezza”.

Il termine della gara per la vendita dei complessi aziendali è fissato all’8 novembre, ma “al momento mancano piano finanziario e industriale e questo impedisce di avere un quadro definitivo e specifico”, ha aggiunto Mantovano, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa.

“Nel frattempo – ha precisato – prosegue l’impegno dei commissari straordinari per garantire la continuità operativa degli stabilimenti del gruppo, nei termini consentiti dalle condizioni date. A tale proposito, il commissario Quaranta ha consegnato al tavolo uno schema di attività per i prossimi mesi riferito a ciascuno dei poli di Taranto, Genova e Novi Ligure. Resta fermo che sono in corso iniziative per la ricerca di ulteriori commesse in grado di ridurre i periodi di inattività degli impianti”.

“La domanda di esame congiunto per la cassa integrazione dei lavoratori del gruppo recentemente presentata dai commissari, da un lato, si riferisce, per fornire garanzie, a un numero massimo di unità che non necessariamente corrisponde al numero di lavoratori che effettivamente saranno interessati dal trattamento e, dall’altro, presuppone in ogni caso il meccanismo di rotazione tra i lavoratori coinvolti dalla riduzione dell’orario di lavoro”, ha precisato il sottosegretario.

“Il Governo è inoltre al lavoro, nel quadro delle compatibilità finanziarie da individuare nell’ambito della prossima manovra di bilancio, per un’estensione delle misure di sostegno al reddito e all’occupazione, anche attraverso interventi di incentivazione all’esodo e di accesso anticipato alla pensione e si è impegnato a fornire dettagli sul contenuto e i requisiti delle singole misure non appena saranno definiti i saldi di finanza pubblica e, conseguentemente, le risorse destinate allo scopo – ha aggiunto Mantovano -. Nella giornata odierna è stato avviato un confronto con alcune grandi aziende (Fincantieri, Rheinmetall, Leonardo, Fs) a cui chiesto di dare un contributo. Sulla base della loro risposta, i commissari straordinari nel giro di quattro giorni forniranno a queste aziende i database di ciascun dipendente, in modo che possano essere valutati da quelle aziende. Con queste aziende sono ipotizzabili sia progetti a breve sia a lungo termine”.

Infine, si è detto “fiero del fatto che questo governo, una volta prese le misure, abbia estromesso il socio Mittal tre anni prima dei recenti sviluppi giudiziari, tenendo conto delle anomalie che hanno concorso a determinare i guai successivi. Per il governo il confronto con le parti sindacali è essenziale e positivo, anche in momenti drammatici come quello che stiamo vivendo”.

 


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