Esplorazioni d’estate fra le foreste, i borghi e l’arte del Gargano
Le latifoglie formano un rebus botanico apparentemente irrisolvibile. Anche la jeep di Agrifoglio Tour, guidata da Peppino Fasanella, autentico sciamano, fatica a farsi largo sul sentiero che si arrampica fino alla Tacca del Lupo, il promontorio più ardimentoso della Foresta Umbra. Bisogna inerpicarsi quassù a bordo del fuoristrada per abbracciare con un unico sguardo questo polmone verde esteso per 11mila ettari all’interno del Parco Nazionale del Gargano: anche il lungo lenzuolo azzurro del mare Adriatico che qui, tra le isole Tremiti e quelle croate di Pelagosa, sembra davvero rilassato, si lascia conquistare. I pini di Aleppo tappezzano lo sperone roccioso del Gargano per l’80% della propria superficie. La Tacca del Lupo era amata anche da Lucio Dalla, che caricava gli amici sulla sua automobile scoperchiata e saliva a vedere le stelle, a contare le farfalle, a sgattaiolare sopra i tanti tronchi caduti dalla forma a spirale tra le casematte rosse, escursioni emozionanti che si possono replicare soggiornando alla Masseria Sgarrazza, da accompagnare a merende contadine all’Azienda agricola La Zita. Anche le orchidee selvatiche, in decine di specie, piacevano moltissimo al cantante bolognese.
Lungo la litoranea adriatica
Sulla terraferma Dalla era affezionato in particolare a Peschici, soprannominata la Santorini garganica per le pareti bianche e gli infissi azzurri delle case del suo centro storico cangiante, al quale si accede attraverso Porta del Ponte oppure, se si arriva dal mare, da Via Porta di Basso: le cupole, i tetti a spiovente, il giro nelle Segrete del castello risalente al 1000, i teschi sulle ante del portone della Chiesa del Purgatorio e quella di Sant’Elia – scelto come patrono perché salvò gli abitanti da un’invasione di cavallette nel XIV secolo – fanno venire un estetico capogiro. Seguendo poi la litoranea si raggiunge Vico del Gargano, il borgo nei pressi della necropoli di Monte Pucci, penetrando un antico uliveto ai bordi del Torrente Romandato, un aspro canyon carsico dal letto glabro. Gustato un gelato dallo storico Bar Pizzicato si è pronti per scovare il Castrum Vici risalente all’XI secolo, incastrato tra le abitazioni medievali, accanto a quella Chiesa Matrice dove molti fedeli vengono a pregare San Valentino, qui venerato soprattutto come protettore degli agrumi, anche se la presenza di uno strettissimo vicolo del bacio e di un Palazzo della Bella (novecentesco, copia del fiorentino Palazzo Vecchio) fanno cadere in tentazione ed effusione i viaggiatori più romantici.
Di sicuro, la bellezza di Vieste è abbacinante: il dente bianco del monolite Pizzomunno che spunta dall’azzurro sotto la falesia candida, la luce che palleggia sulle case dalla lanterna di Sant’Eufemia, le minimali sculture del Museo malacologico, i capitelli corinzi della Cattedrale sopra il tentacolare trabucco, gli altari della chiesa estrema di San Francesco, il ristorante al Dragone dentro una grotta, non si scorderanno mai più. Indimenticabile è anche l’apparizione all’alba dell’isola Gattarella dalle stanze, camuffate dalla foltissima pineta, dell’omonimo Family Resort capace di far vivere una vacanza estiva dai contorni fiabeschi a bambini e adulti: dalla sua spiaggia si salpa per un’avventura marittima tra l’architiello di San Felice (nella torre è allestita una mostra di Renato Guttuso) e le grotte la Sfondata, Dei due occhi (dal cui lucernario sembra precipitare il cielo), quella dei Contrabbandieri e Cala della Sanguinara. La bellezza della baia di Pugnochiuso, che spinse Enrico Mattei a volervi costruire un villaggio turistico per i dipendenti Eni, l’idilliaca insenatura di Vignanotica e quella delle Zagare a Mattinata completano la parure. Prima di partire, è d’obbligo un passaggio nella grotta di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo e alla basilica di Siponto, dove arte paleocristiana, romanica e contemporanea confluiscono nella trama metallica di Edoardo Tresoldi.
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