Marche

«Era un fratello, aveva un talento incredibile»


ANCONA – «Mio padre era il sole della nostra casa, un raggio di sole luminosissimo e caldo». Kimberly Agostinelli ricorda il papà Kruger, che se n’è andato nella serata di domenica, con parole cariche d’affetto. «Stava male – dice la figlia 35enne, mamma del piccolo Samuele – da 2 mesi avevamo capito che non ce l’avrebbe fatta, che non sarebbe tornato a casa. Era la positività fatta persona, un uomo impegnato eppure attento a tutto. Ci fa piacere l’ondata immensa di affetto che ci ha quasi travolto: segno che Kruger era amato e stimato da tutti».

 La figura

Kruger aveva 72 anni, viveva a Falconara Alta con la moglie Mila e il cagnolino Milo. Lascia, oltre alla moglie ed alla figlia Kimberly con il marito Nicola, l’altro figlio Kevin con Lucia, il cognato Stefano, la suocera Elba. La camera ardente è aperta da questa mattina alle 9 alla casa funeraria Pieroni e la cerimonia funebre si celebrerà domani alle 10 nella chiesa di San Giuseppe. Tra chi gli è stato vicino fino all’ultimo ci sono il suo amico più caro, il ristoratore romano Roberto Stanghetta, e Nicoletta Montanari. Agostinelli era nato a Maiolati Spontini ma nell’adolescenza si trasferì a Roma con la famiglia per via del lavoro del padre ferroviere. Nella capitale conobbe Stanghetta che presto divenne l’amico più leale. «Lui aveva 16 anni, io uno di più – racconta il ristoratore – fu subito amicizia vera. Eravamo in una comitiva di svitati e noi due eravamo i più calmi, i più riflessivi. A noi piaceva ascoltare la musica e ragionare: eravamo un po’ i filosofi del gruppo».

Il trasferimento

Kruger tornò nelle Marche e allora il suo amico Roberto spesso lo raggiungeva in treno. «Lo venivo a trovare frequentemente, la nostra amicizia non ha mai vacillato. Abbiamo condiviso tutto: siamo stati testimoni di nozze l’uno dell’altro. E poi i battesimi, i matrimoni dei nostri figli. Per me Kruger è sempre stato un passo avanti. Non solo nella musica, per cui aveva un talento incredibile. Aveva la dote di riconoscere i pezzi che avrebbero avuto successo». «Kruger e Roberto – interviene Nicoletta Montanari – sono fratelli che si sono adottati a vicenda». Stanghetta e Montanari hanno vissuto le ultime ore al fianco di Kruger. «Aveva una grande voglia di vivere e anche se capiva che la salute lo stava abbandonando voleva restare attaccato alla vita, ai suoi amici, anche ai tanti che lo leggevano sui social». I ricordi scivolano e passano dal Krakatoa, al Piranha, all’Essentia, perfino alle serate a Borgo Minonna. «Domenica pomeriggio, prima che se ne andasse, aveva voluto ascoltare con noi Aqualung dei Jethro Tull, la sua musica preferita». I familiari hanno scelto Vasco per riassumere l’elettrizzante esistenza di Kruger. «Perché la vita è un brivido che vola via. È tutto un equilibrio sopra la follia».




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