Marche

«Era bella come il sole e lui mi ha tolto tutto. Lei lo aveva sempre aiutato»


LORETO «Mi hai tolto tutto». La voce che si spezza nella notte, il corpo accasciato sul marciapiede, la testa stretta tra le mani. Luisa Auciello, la mamma di Luigia Fortunato, la 33enne uccisa giovedì sera dal marito Sami Khemaies, urla, si piega su se stessa, si rialza e poi crolla ancora. «Amore della mamma, eri bella come il sole, ditemi che non è vero». Attorno a lei le luci blu di carabinieri e ambulanze. «Perché non mi ha dato ascolto… glielo dicevo io… non ne poteva più di lui».

Luisa Fortunato rivive, parola dopo parola, tutto ciò che teme di non essere riuscita a fermare. Piange, si dispera, chiama la figlia come se potesse ancora risponderle. «Lei lo ha sempre aiutato», ripete. «Nel pomeriggio mi ha chiamato in continuazione». Telefonate e tensioni tra la figlia e il marito, che l’avevano spinta a prendere il nipotino di otto anni e portarlo via con sé, lontano da quella casa dove poche ore dopo si sarebbe consumata la tragedia. A ricostruire quegli equilibri fragili è Roberto Cionna, compagno della madre di Luigia.

Il dolore

«Lui, dopo cinque anni di carcere per spaccio, era tornato a Loreto – spiega –.

Vivevano sotto lo stesso tetto ma erano separati, ognuno faceva la propria vita. Era stata Luigia, per il bene del figlio, a decidere di tenerlo vicino, perché il bambino potesse avere un rapporto con il padre. Pensava fosse la cosa più giusta. Anche perché, se non avesse trovato una residenza, lui sarebbe dovuto tornare in Tunisia». Luigia aveva fatto di tutto per mantenere quel rapporto.

«Ogni due mesi prendeva il treno e lo portava nel carcere di Piacenza per permettergli di stare alcune ore con lui. Ha sempre messo il figlio davanti a tutto, sempre». Poi Cionna aggiunge: «Quell’uomo ha lasciato un bambino di otto anni senza padre e senza madre». Prima del carcere c’erano stati forti litigi, dopo il ritorno sembrava che qualcosa fosse cambiato. Domenica erano stati tutti insieme al mare. Poi la tragedia. «La tensione è scoppiata per una discussione legata al centro estivo del bambino. Una sciocchezza». Ma cosa si consumasse davvero dentro quella casa e quale fosse il peso di quella relazione, probabilmente lo sapeva soltanto Luigia

. «L’ha uccisa. Vieni, ho bisogno di voi». È la telefonata con cui Savino Fortunato, fratello di Luigia, ha appreso dalla madre che la sorella non c’era più. Si trovava a Milano per lavoro e si è messo subito in viaggio. «Non abbiamo ancora realizzato fino in fondo quello che è successo. Non l’abbiamo ancora vista», racconta, faticando ancora a parlare di lei al passato. Sabato prossimo compirà 31 anni. Aveva già in mente di riunire la famiglia per festeggiare il compleanno. «Volevo far tornare a casa mamma e Luigia. Proprio quella mattina avevo detto a mia madre che ci saremmo sentiti in serata per organizzarci».

Quella telefonata non è mai arrivata. Il momento più difficile, racconta, è stato avvisare il padre, malato e impossibilitato a raggiungere Loreto. Poi restano i rimpianti: «Ora ci diamo tutti la colpa. Sapevamo che il compagno era una persona violenta, ma Luigia non lo aveva mai denunciato per tutelare il bambino». E aggiunge: «Mai avremmo pensato che potesse finire così».




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