Liguria

Enrico Preziosi: “Il Genoa lo seguo volentieri. Lewandowski? Era già nostro, saltò tutto per una commissione”


Enrico Preziosi, ex presidente del Genoa, ha rilasciato una lunga intervista a Luca Casadei, conduttore del noto podcast italiano “One More Time”. Una chiacchierata su vari temi, dall’esperienza imprenditoriale fino appunto a quella calcistica e, in particolare, su una gestione del club rossoblù durata per quasi un ventennio. Preziosi era partito ad aiutare il Saronno, poi al Como portandolo in Serie A ma con epilogo non felice. Poi per lui c’era stata la possibilità di acquisire la Fiorentina: solo dei colloqui, nulla più. E successivamente ecco l’opportunità Genoa, che colse al volo: Mia moglie mi disse di lasciar perdere il calcio, ma il giorno dopo ero già a Genova. Con il Genoa ho vissuto momenti straordinari“.

“La vicenda Venezia? Una storia che considero profondamente ingiusta. Fui accusato di aver comprato una partita attraverso una presunta valigetta con 250mila euro che, nella realtà, non è mai esistita. Quei 250mila euro erano semplicemente una parte del premio promozione promesso alla squadra – racconta -. Erano soldi prelevati ufficialmente dalla banca e destinati ai giocatori. Eppure quella vicenda portò alla retrocessione del Genoa in Serie C con una penalizzazione. In quel momento molti si aspettavano che mollassi tutto. Invece non ho mai pensato di arrendermi. Ho continuato a ripetere ‘non mollo’ e alla fine siamo riusciti a vincere nuovamente il campionato, poi ancora quello successivo, tornando in Serie A“.

Il ricordo degli anni in rossoblù per l’ex presidente è molto intenso anche se, sua confessione, non investirebbe più un centesimo nel calcio: “Mi ha dato emozioni straordinarie, ma è un mondo che costa troppo rispetto a quello che restituisce. Quando arrivano i risultati tutti si aspettano che continuino all’infinito, ma nel calcio non funziona così. I tifosi accettano le vittorie, molto meno le difficoltà. E quando iniziano le contestazioni, viene meno anche il piacere di fare questo lavoro”.

Il momento più bello? “Il ritorno in Serie A nel 2007. Quella fu una vittoria personale, una scommessa vinta con me stesso e con una piazza che aveva bisogno di tornare dove meritava”.

Preziosi poi parla del modo in cui si sceglievano i calciatori sotto la sua gestione: “Molti dei giocatori arrivati al Genoa li sceglievo personalmente. Certo, ho fatto ottimi acquisti, ma anche tanti errori. Del resto tutti ricordano Milito, Thiago Motta o Palacio, ma pochi ricordano i flop. Probabilmente, facendo i conti, gli errori sono stati persino più dei colpi riusciti. Quando vedo un giocatore toccare il pallone in una certa maniera, dopo pochi minuti riesco già a farmi un’idea. La tecnica è una cosa che adoro. Poi è chiaro che il carattere incide tantissimo sul rendimento, ma la qualità tecnica è la prima cosa che mi colpisce. Ma non ho mai imposto una formazione a un allenatore e non ho mai detto a un tecnico chi dovesse giocare. Gasperini può confermarlo. Ho avuto confronti con gli allenatori, anche opinioni diverse, ma mai imposizioni. Dopo una sconfitta, soprattutto quando era pesante, spesso preferivo non passare nemmeno dagli spogliatoi. Sapevo che in quel momento avrei potuto reagire male, senza lucidità. Preferivo andarmene, calmarmi e ragionare dopo”.

Poi un aneddoto sul “caso Robert Lewandoski“, che nel 2010 era stato vicinissimo al Grifone: “Lo avevamo praticamente preso. Aveva superato le visite mediche, avevamo firmato il contratto e stavamo pranzando insieme. Poi il procuratore chiese una commissione diversa da quella concordata. A quel punto decisi di rinunciare all’operazione. Gli restituii tutto e lasciai perdere. Probabilmente è stato un errore, ma sono fatto così. Quando ritengo che qualcuno si comporti in modo scorretto preferisco rinunciare anche a un grande affare piuttosto che accettare un compromesso che non condivido. Il compromesso lo accetto soltanto per la mia famiglia e per la mia azienda. Per il resto preferisco restare coerente con le mie convinzioni, anche quando questo significa rinunciare a qualcosa di importante. I procuratori hanno acquisito un potere enorme. Molto spesso i giocatori diventano ostaggi degli agenti. È un sistema che non mi piace: gli agenti si arricchiscono, mentre le società fanno sempre più fatica“. E poi sulla storia Messi-Como: “Non c’centravo nulla io, lo avevano scartato dei miei collaboratori. Dicevano che era un ‘nano che non poteva giocare a pallone’. Io ero in viaggo ad Honk Kong, poi quando sono tornato era già al Barcellona“.

Su Piatek, giocatore che con il Genoa aveva trovato la sua miglior versione: “Era un professionista esemplare. Quando arrivò si allenava persino nel cortile di casa. Aveva una fame incredibile. Credo che, una volta arrivati i grandi contratti e i grandi guadagni, abbia perso parte di quella motivazione che lo aveva reso speciale. Quindi si è perso e non è più riuscito a reagire”.

Ecco poi arrivare al 2021, anno in cui cedette il club ai 777: “Era un fondo che allora aveva grandi disponibilità economiche. Poi le cose sono andate diversamente. Erano andati in Serie B quando me ne sono andato io. Ora c’è un nuovo gruppo che sta cercando di ‘fare un buon minestrone con gli ingredienti che hanno’. Si sono riusciti a salvare anche quest’anno e ho tirato personalmente un sospiro di sollievo“.

Il Genoa è l’unica squadra che seguo. Non vado allo stadio, ma quando posso la guardo sempre volentieri. Ho dedicato diciannove anni della mia vita a quel club e non posso che augurargli il meglio. Non sono una di quelle persone che sperano che senza di loro le cose vadano male. Anzi, sarebbe da poveri di spirito. Nonostante tra il pubblico c’è chi mi odia e chi mi ama, io spero che al Genoa venga assicurato un futuro migliore anche a livello patrimoniale“, dichiara Preziosi.




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