Empori solidali, realtà italiane in crescita e sempre più orientate al modello dell’hub di comunità
Punti di smistamento di beni di prima necessità, strategici nel contrasto alla povertà alimentare. Ma anche «hub di comunità» in continua evoluzione, fondamentali nel creare aggregazione e inclusione. È questa la fotografia degli empori solidali scattata dal nuovo rapporto Euricse «Gli empori solidali in Italia: oltre la distribuzione alimentare», realizzato nell’ambito della ricerca «Comunità intraprendenti alla ricerca di pratiche di trasformazione sociale».
Cosa sono gli empori solidali
Piccoli supermercati rivolti a persone e famiglie in condizioni di particolare fragilità socio-economica che, attraverso una tessera a punti rilasciata solo con eterminati requisiti, possono scegliere liberamente tra i prodotti disponibili (non si tratta di forniture standardizzate: gli approvvigionamenti cambiano in base agli accordi stretti con le aziende del territorio, le disponibilità e le esigenze dei contesti specifici e consistono perlopiù in cibo, ma anche beni per l’igiene personale, indumenti e materiale scolastico), gli empori solidali rientrano nella grande categoria delle «comunità intraprendenti». Una definizione ampia che racchiude tutte le esperienze nate dall’iniziativa di cittadini, associazioni e organizzazioni che operano sul territorio, sperimentando forme nuove di sviluppo sociale ed economico.
Seppur – per definizione – potrebbero sembrare infrastrutture immobili, non lo sono. E lo conferma, nero su bianco, l’evoluzione che negli ultimi anni li ha coinvolti: pur essendo, infatti, tenuti a occuparsi, come attività principale e identitaria, di distribuzione alimentare, sono stati diversi gli empori che hanno deciso di offrire agli utenti anche numerose altre attività «collaterali», prevalentemente legate all’ambito ricreativo (cene di quartiere e mostre), culturale, di formazione (ad esempio doposcuola e corsi di italiano), volontariato (collette alimentari), ascolto e consulenza (ad esempio sportelli per l’orientamento professionale e supporto psicologico).
Garantendo, quindi, alla comunità anche spazi di interazione positivi. Al di là della pura e semplice assistenza materiale. Che non si configura più come un’esperienza “passiva”, come può spesso accadere nel caso delle erogazioni predisposte da mense o banchi alimentari, ma come una manifestazione di autonomia, che guida le persone anche a limitare gli sprechi e a fare selezione tra prodotti necessari e superflui. Anche attraverso, ad esempio, «sportelli di consumo critico», con operatori che aiutano i consumatori a riflettere sulle proprie scelte alimentari e nutrizionali. Insomma, un modello win-win.
Chi può accedervi
Ovviamente gli empori solidali non sono aperti a chiunque. I potenziali beneficiari, infatti, vengono individuati attraverso un’azione coordinata tra l’emporio stesso, le realtà pubbliche e le realtà del privato sociale del territorio. Dunque, tanto servizi sociali quanto enti del Terzo settore. Ci sono poi casi particolari, come quelli degli empori gestiti dalle Caritas: in questo caso, la selezione avviene internamente, perché generalmente sono i diretti interessati a rivolgersi al centro di ascolto, che li indirizza poi all’emporio più vicino.
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