Elezioni amministrative 2026: Venezia, Salerno, Messina e Reggio Calabria le sfide chiave
Ci sono partite che vengono considerate molto aperte come quella a Venezia, unico capoluogo di Regione al voto in queste Amministrative. Altre sono date per scontate, come il ritorno di Vincenzo De Luca nel suo “regno” di Salerno nonostante la spaccatura del centrosinistra e il Pd senza lista e simbolo. Domenica e lunedì sono tante le sfide – come quelle nelle due città “del Ponte” – osservate speciali anche da Roma. Dopo la sconfitta al Referendum, i guai interni e le dimissioni, Giorgia Meloni e i partiti che la sostengono vogliono evitare altre défaillance mentre, dall’altro fronte, il campo progressista cerca di tenere le amministrazioni uscenti, evitando ribaltoni, e conquistarne altre. Anche se le due coalizioni non sempre corrono unite. Quasi 900 i comuni al voto per eleggere il nuovo sindaco e tra questi ci sono 17 capoluoghi di provincia oltre a Venezia: la posta in gioco pertanto non è indifferente.
La partita a Venezia
Nella Serenissima si decide il successore di Luigi Brugnaro, che conclude il decennio alla guida di Venezia con un’inchiesta per corruzione. Il centrodestra punta sull’assessore al Turismo uscente, Simone Venturini, ma teme la sconfitta dopo polemiche e pasticci che hanno investito la città della Laguna: dallo scontro nel governo sul caso Biennale all’affare Fenice con il recente licenziamento di Beatrice Venezi. Nella coalizione la sfida è tutta interna per lo scettro di partito più votato, con Fratelli d’Italia che ambisce al primato. Nel 2020 aveva dominato la lista civica di Brugnaro che, con oltre il 31% dei voti, aveva più che doppiato Lega (al 12%) e Fratelli d’Italia (al 6%). Oggi, però, il quadro è completamente diverso. A sfidare Venturini ci sono altri sette candidati: chi spera nel ribaltone è il senatore Pd Andrea Martella, con tutto il campo progressista unito a suo sostegno. Obiettivo: riconquistare la città dopo la “parentesi” Brugnaro.
Vincenzo De Luca, il ritorno
Se la sfida a Venezia è considerata apertissima, discorso diverso per Salerno. Qui il ritorno di Vincenzo De Luca è dato per certo: dopo dieci anni da governatore della Campania si è ricandidato nella sua città per conquistare quello che per lui sarebbe il quinto mandato da sindaco (la prima volta risale a quasi 33 anni fa). De Luca è riuscito a spaccare il campo progressista, è sostenuto da sette liste e dal Pd, però, senza simbolo: a negarglielo è stato proprio suo figlio Piero De Luca, segretario campano dem. M5s e Avs corrono con l’avvocato Franco Massimo Lanocita mentre il centrodestra sostiene il docente universitario Gherardo Maria Marenghi: candidature che sono sembrate, da subito, rassegnate alla vittoria di De Luca.
Le sfide in Toscana
Riflettori puntati anche sulla Toscana. Qui i capoluoghi di provincia al voto sono tre: Arezzo, Pistoia e Prato. Le prime due città attualmente sono guidate da amministrazioni di centrodestra mentre Prato dal centrosinistra. A Pistoia la destra unita punta sull’azzurra Anna Maria Celesti, attuale sindaca facente funzioni dopo le dimissioni di Alessandro Tomasi che ha sfidato (senza successo) alle regionali Eugenio Giani e che ha lasciato prima della scadenza naturale perché eletto in Consiglio regionale. Il campo progressista punta a riconquistare l’ex roccaforte rossa con la candidatura di Giovanni Capecchi, professore universitario, vincitore delle primarie di coalizione. A completare il quadro dei candidati è Fabrizio Mancinelli, docente in un liceo, sostenuto dalla lista Pistoia Rossa. Sfida agguerrita anche ad Arezzo dove i candidati sindaco sono sei e il ballottaggio sembra l’opzione più plausibile. Dopo due mandati del sindaco Alessandro Ghinelli, il centrodestra vuole la riconferma con l’imprenditore turistico Marcello Comanducci. Il campo largo lo sfida con il dem Vincenzo Ceccarelli, già presidente della Provincia e assessore regionale. Spera nel ballottaggio anche il terzo incomodo, Marco Donati, ex parlamentare del Pd in quota renziana, sostenuto da quattro liste civiche. A Prato gli elettori sono chiamati a scegliere il nuovo sindaco con l’eco delle inchieste che hanno coinvolto l’ex prima cittadina Pd, Ilaria Bugetti, e soprattutto il partito di Giorgia Meloni travolto dal dossieraggio a luci rosse frutto di una corsa fratricida in Fratelli d’Italia (un caso esploso dopo le rivelazioni de Il Fatto Quotidiano a fine agosto 2025). Nel comune commissariato dopo le dimissioni della sindaca, al centro della scena c’è la candidatura del dem Matteo Biffoni, già sindaco della città per due mandati, che torna a correre sostenuto dal campo largo unito. A sfidarlo direttamente è Gianluca Banchelli, esponente di Fdi, scelto come candidato unitario del centrodestra. Tra i sei candidati c’è anche Claudio Belgiorno, ex Fdi che ha lasciato il partito dopo l’indagine per il ricatto hard a Tommaso Cocci, e che oggi rivendica di essere “l’unico senza massoni in lista”.
Il voto nello Stretto
A legare Messina e Reggio Calabria non è il fantomatico Ponte sullo Stretto, ma questa tornata elettorale. Nella città calabrese il centrosinistra prova a tenere la città: lo fa con Domenico Battaglia, esponente del Pd, attuale sindaco facente funzioni dopo che Giuseppe Falcomatà ha lasciato l’incarico con l’elezione in Consiglio regionale. A insidiare il campo progressista unito c’è il centrodestra che punta sul deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro. Fuori dagli schemi, invece, la vicenda Messina. Qui al centro della scena c’è un altro De Luca, ma Cateno, attuale sindaco di Taormina. Prima ha spinto il sindaco uscente del suo partito, Federico Basile, a dimettersi con un anno di anticipo e ricandidarsi per far acquisire al suo “Sud chiama Nord” maggiore peso nel futuro scacchiere delle Regionali. Poi “Scateno” è stato protagonista di un record: ha messo in campo a Messina 15 liste e 1.010 candidati (dai 18 ai 92 anni), monopolizzando la scheda elettorale. Le sette liste del centrodestra a sostegno del candidato Marcello Scurria sembrano nulla in confronto. C’è poi la candidatura di Antonella Russo sostenuta dal Pd e dal M5s in tandem con ControCorrente, il nuovo partito dell’ex delfino di De Luca, Ismaele La Vardera. L’ex Iena, tra l’altro, è lo sponsor principale ad Agrigento del candidato Michele Sondano (ex deputato M5s) che ambisce a conquistare una delle roccaforti del centrodestra. Dopo il flop Capitale della Cultura, il sindaco uscente non è stato ricandidato e il centrodestra corre diviso con due distinti candidati: Dino Alonge, con Fdi, Forza Italia e Mpa, e l’ex assessore regionale Luigi Gentile sostenuto da Lega, Dc e Sud chiama Nord. Tra l’altro, Gentile ha designato vicesindaco proprio l’ubiquo Cateno De Luca. Chiude il quadro il civico Giuseppe Di Rosa.

Il voto degli oltre 6 milioni di elettori chiamati alle urne domenica e lunedì non servirà solo per cambiare quasi 900 amministrazioni comunali. Sarà utile anche per comprendere i nuovi equilibri politici locali in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
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