Elezioni a Berlino, la “Mamdani tedesca” trascina la Linke: espropri contro il caro affitti e sfida a Merz su Israele
Socialista, nata a Monaco da genitori turchi, cresciuta ad Amburgo è diventata la Mamdani berlinese. Elif Eralp è la candidata della Linke per guidare il Rotes Rathaus, il municipio rosso di Berlino. Per l’ultimo sondaggio di Politbarometer Zdf la Linke domenica sarà il primo partito, 22%, segue la Cdu, 20%, due punti ancora più indietro Alternative für Deutschland (AfD). Altri due partiti dovrebbero passare la soglia di sbarramento: Verdi e Spd, rispettivamente 15 e 12%. Se i numeri verranno confermati non c’è altra coalizione possibile che rosso-verde-rosso, con la Linke primo partito e che quindi esprimerà il sindaco. Sarebbe la prima volta di una donna della Linke alla guida del senato cittadino.
I genitori di Eralp non sono migranti economici, ma due rifugiati politici scappati dalla Turchia dopo il golpe militare del settembre 1980. Il padre medico e la madre incinta di otto mesi arrivarono a Monaco di Baviera e subito dopo la nascita della figlia si trasferirono a Dortmunt e poi ad Amburgo. Eralp studia giurisprudenza e supera gli esami di stato. Nel 2010 si trasferisce a Berlino per lavorare nell’ufficio parlamentare della Linke. Entra nel partito solo nel 2017 e quattro anni dopo viene eletta come consigliera regionale. Oggi ha 45 anni, due figli, vive in affitto e, secondo i tabloid berlinesi, da oltre un anno cerca casa. Ai giornali tedeschi, e non, piace etichettare le sue idee “rosse come il suo rossetto”. Ha impostato la campagna elettorale sui temi centrali per chi vive nella capitale: crisi abitativa, mobilità e spazzatura. Per farlo, in primavera, si è rivolta a Morris Katz, lo stratega della comunicazione di Zohran Mamdani, il sindaco di New York. Nei retroscena si legge che il consulente le avrebbe imposto di sorridere di più e una presenza continua sui social. I suoi non sono comizi da folle oceaniche, come quelli di Mamdani. Alla chiusura della campagna elettorale, venerdì pomeriggio davanti al municipio, sotto la torre della televisione, ci sono meno di 200 persone. Ma la formula sembra funzionare.
La Linke è già stata primo partito a Berlino alle ultime elezioni federali e da allora il numero di iscritti continua ad aumentare. Eralp sale sul palco e spiega che la prima cosa da fare è porre un tetto agli affitti. Il senato cittadino ci provò già sette anni fa, per qualche mese i canoni si abbassarono in tutta la città. La Corte costituzionale annullò la legge del Land e impose di tornare al libero mercato. Nel 2021, quasi il 58% dei berlinesi ha votato per l’esproprio degli alloggi ai gruppi immobiliari che possiedono oltre 3mila unità abitative in città. Quel referendum è rimasto nel cassetto fino a oggi. Eralp parla a chi è in affitto, circa l’85% della popolazione cittadina, e vuole riportare la città a una politica di qualche decennio fa: la casa è un servizio, non un investimento. Tanto basta per trasformarla nel peggiore dei nemici agli occhi dei conservatori, forse più pericoloso dell’Afd. Anche l’attuale leadership della Spd cittadina ha detto che non intende governare con chi preannuncia espropri ai grandi gruppi immobiliari. Ma nella base socialdemocratica, in molti sono più inclini a cambiare la guida del partito, che potrebbe ottenere il peggior risultato storico in città, piuttosto che lasciare alla Linke la possibilità di intestarsi la lotta contro il caro affitti.
Il secondo punto che scuote il dibattito pubblico berlinese è la posizione di Eralp, e della maggioranza della Linke, sulla questione palestinese. Nel partito della sinistra da mesi è partita una rivalutazione sul supporto incondizionato che la politica tedesca offre a Israele. La sola richiesta di fermare l’export di armi o quella di sanzioni contro Tel Aviv sottintendono, secondo i detrattori, una postura antisemita dell’intero partito. Nell’unico atto di campagna elettorale organizzato dalla Cdu a sostegno del suo candidato, Stefan Evers, ha partecipato il cancelliere federale tedesco Friedrich Merz, che ha regalato uno dei suoi abituali scivoloni, proprio su questo tema. Cercando di attaccare la Linke il cancelliere ha detto: “La forma più perfida di xenofobia è l’antisemitismo”. Un’espressione che assimila l’antisemitismo alla xenofobia e definisce implicitamente gli ebrei come elemento esterno.
Si vota anche in un altro Land: Meclemburgo-Pomerania anteriore. È l’estremo nord est della Germania, una delle regioni più piccole di tutta la repubblica federale, con poco più di 1,6 milioni di abitanti. È l’unico Land orientale del Paese dove l’AfD regionale non è classificata come “sicuramente di estrema destra” dai servizi di sicurezza interna. AfD ha guidato i sondaggi per mesi, ma nelle ultime settimane c’è stata una rimonta della Spd. La candidata socialdemocratica Manuela Schwesig cerca la rielezione, è ministro presidente dal 2017. Si tratta di una figura di primo piano nel panorama nazionale. È stata presidente del Bundesrat, la camera dei Länder, tra il 2023 e il 2024. Nel 2019 ha guidato ad interim la Spd federale ed è anche stata ministra della Famiglia. In una settimana è salita nei sondaggi di tre punti, arrivando al 37% e avvicinandosi al risultato del 2021, quando aveva raccolto il 39,6% dei voti.
Nell’ultima rilevazione di Politbarometer Zdf, AfD ha perso un punto e si attesta al 36%. Dietro ci sono Linke, 10%, Cdu, 7%, Verdi, 5%, e chiude Bsw, 4%. La soglia di sbarramento è a cinque punti percentuali: con il margine di errore, confermato anche due settimane fa in Sassonia-Anhalt, anche la Cdu rischia di non entrare nel parlamento regionale. Sarebbe il tracollo per i cristianodemocratici, un colpo a cui difficilmente sopravviverebbe il cancellierato Merz. “Deve scendere dalla poltrona, e al suo posto deve salire un altro”, ha detto il vicepresidente regionale Tino Schomann, chiedendo le dimissioni di Merz. Se i risultati confermassero il primato della Spd, e il raddoppio degli eletti di AfD, ci sarebbero ripercussioni nazionali. Schwesig diventerebbe la candidata perfetta per i socialdemocratici. La Spd, ora guidata dal vicecancelliere Lars Klingbeil, continua, elezione dopo elezione, a registrare minimi storici. La situazione più complessa è però quella di Merz. Per le 17 di domenica, un’ora prima della chiusura dei seggi e della diffusione degli exit poll, ha convocato il direttivo del partito a Berlino. Vuole la fiducia già prima del risultato, nulla è scontato.
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