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È ufficiale, Carnevali è il nuovo ad e dg della Juventus: «Orgoglioso e onorato»

Nel calcio italiano, dove spesso il rumore supera la sostanza e la narrazione si fa più veloce dei risultati, Giovanni Carnevali ha costruito la propria credibilità lontano dai riflettori, con un tratto distintivo: la capacità di tenere insieme sostenibilità economica e competitività sportiva. Una combinazione rara, che oggi lo accompagna nel salto più delicato della sua carriera, quello alla guida operativa della Juventus, appena annunciata da una nota del club bianconero dopo il divorzio dal francese Damien Comolli.

«Sono orgoglioso e onorato di entrare a far parte di questo Club ricco di storia e identità: ringrazio la società, l’azionista di maggioranza e John Elkann, per la fiducia che mi è stata accordata», sono state le prime parole del nuovo amministratore delegato e direttore generale della Juventus. «Affronto questa nuova sfida con grande senso di responsabilità e con la convinzione che, attraverso l’impegno quotidiano, sia possibile costruire un percorso di crescita duraturo e un futuro di successi insieme a tutte le componenti della società lavoreremo per rendere la Juventus sempre più protagonista in ambito nazionale e internazionale nel rispetto della storia del club e delle ambizioni dei tifosi bianconeri».

Carnevali non è un uomo da slogan. È piuttosto un dirigente di sistema, cresciuto nel marketing sportivo e affinatosi in quel laboratorio a cielo aperto che è stato il Sassuolo negli ultimi quindici anni. La sua storia professionale è legata a doppio filo alla trasformazione del club neroverde da realtà provinciale a modello europeo di gestione. Un percorso in cui la proprietà industriale – quella della famiglia Squinzi – ha incontrato una governance dinamica, capace di coniugare investimenti mirati, valorizzazione dei talenti e disciplina finanziaria.

Al Sassuolo, Carnevali ha interpretato perfettamente il ruolo dell’amministratore moderno: non solo bilanci in ordine – spesso con risultati operativi positivi in un contesto strutturalmente deficitario come quello della Serie A – ma anche una riconoscibile identità sportiva. Sotto la sua gestione, il club ha stabilizzato la propria presenza nella massima serie, arrivando anche a sfiorare l’Europa e, soprattutto, diventando una piattaforma di valorizzazione per giovani italiani e profili emergenti.

Il “modello Sassuolo” non è stato un caso, ma un progetto: scouting selettivo, investimenti contenuti sui cartellini, crescita tecnica e rivendita a valori superiori. Da Locatelli a Scamacca, da Raspadori a Frattesi, la lista delle plusvalenze realizzate è lunga e significativa. In un calcio italiano spesso dipendente dai diritti audiovisivi e con difficoltà strutturali nel contenimento dei costi, Carnevali è riuscito a costruire un equilibrio virtuoso tra conto economico e campo.


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