è davvero l’erede di Mass Effect?
Mentre il prossimo Mass Effect continua a farsi attendere, sono all’orizzonte diverse produzioni sci-fi che sembrano proprio essere indirizzate a quei fan che desiderano vivere nuove avventure spaziali. Dopo aver provato una breve demo di The Expanse qualche settimana fa, abbiamo anche potuto assistere ad una lunga presentazione di Exodus, altro gioco di ruolo che si rifà in modo piuttosto evidente alle produzioni Bioware e che, ad oggi, sembra essere quello più a fuoco tra tutti i suoi emuli.
Scopriamo perché i fan di Shepard e soci dovrebbero tenere d’occhio il progetto firmato Archetype Entertainment, che per chi non lo sapesse vanta tra le sue fila anche alcuni veterani di Bioware.
Corsa contro il tempo
La prima cosa che ci è stata mostrata di Exodus è la personalizzazione del protagonista, sebbene non sia ancora chiaro quanto a fondo si possa intervenire sul suo aspetto. Oltre a sceglierne il sesso, il giocatore può anche modificarne la capigliatura e dettagli come le cicatrici sul volto. Da quello che abbiamo visto, però, non sembrerebbe esserci un vero e proprio editor che permetta di alterarne i lineamenti a piacimento, ma non escludiamo che si trattasse di un’assenza relativa alla sola build mostrata. Che si decida di utilizzare un uomo o una donna, determinati dettagli del protagonista non variano.

Non veniamo quindi chiamati a scegliere il background dell’eroe, che è quello scelto dagli autori. Il nostro personaggio, Jun Aslan, è un ex mercante di rottami che ha ereditato una capacità straordinaria: la possibilità di interagire con la tecnologia Celestial. È per tale ragione che Jun viene chiamato a diventare un Traveler e ad intraprendere un lungo viaggio ‘sacrificale’ con l’obiettivo di addentrarsi nelle profondità dello spazio, dove il tempo scorre in maniera differente e comporta un invecchiamento precoce, e trovare una cura per il Rot. Stiamo parlando di un virus Celestial che sta lentamente conducendo quel che resta dell’umanità, che ha trovato sulla superficie del pianeta Lidon una nuova casa, verso l’estinzione.
Ad oggi è difficile stabilire quanto l’intreccio narrativo sia interessante al di là della sinossi, ma da quel poco che abbiamo visto pare sia data al giocatore una certa libertà nel prendere decisioni che vanno a plasmare il corso della storia, con prese di posizione che determinano se si tratti di un Paladino o di un Immortale, con conseguenze che si ripercuotono anche sulla build, visto che l’allineamento influenza anche il set di abilità sbloccabili.
Già nella demo mostrata abbiamo visto Jun dover fare scelte di grande importanza e con una certa rapidità, trattandosi di momenti molto delicati in cui è sufficiente esitare un istante perché la situazione sfugga di mano. Per comprendere però l’effettivo valore di questo aspetto di Exodus bisognerà approfondirne la conoscenza, così da comprendere sia la varietà di situazioni che l’impatto di ogni decisione sugli eventi successivi. Sono parte integrante della narrazione anche i compagni di viaggio di Jun, che oltre ad essere potenziali alleati in battaglia vengono coinvolti in missioni e scelte. Tra questi troviamo personaggi piuttosto vari sia per background che per approccio al combattimento. C’è per esempio Elise Charroux, una pilota di mech che ha uno stile particolarmente aggressivo, mentre Tom Vargas è un Traveler esperto e prudente. Entrambi i personaggi sono protagonisti di un momento in cui Jun è chiamato a scegliere quale tra i piani dei due comprimari approvare ed ipotizziamo che momenti di questi andranno a costruire o smontare i rapporti con ciascuno di essi.
Un combat system dinamico
Se questa presentazione ci ha permesso solo in piccola parte di poter apprezzare la scrittura e l’impianto narrativo di Exodus, possiamo dirci soddisfatti di quello che abbiamo visto in termini di gameplay. Sempre più spesso assistiamo all’arrivo sugli scaffali di giochi che sacrificano il divertimento per concentrarsi sulla storia, offrendo magari un combat system rigido e poco divertente come quello visto nella demo di The Expanse (il provato di The Expanse Osiris Reborn è a portata di click).
Certo, in questo caso non abbiamo potuto toccare il prodotto con mano, ma appare chiaro dalle immagini che il titolo Archetype Entertainment giochi in un altro campionato, sotto ogni singolo punto di vista. In Exodus gli scontri sono assai dinamici e non ci si limita a restare dietro una copertura: possiamo anche adottare uno stile di gioco più aggressivo e ad esempio sfruttare gli appigli dell’arena per usare il rampino, affrontare il nemico in uno scontro a medio raggio e poi dargli il colpo di grazia con la spada, grazie ad un sistema di finisher che quasi strizza l’occhio a quelle viste in God of War, seppur con una dose di brutalità assai inferiore.
Troviamo anche una gran varietà di opzioni offensive, perché oltre alle armi da fuoco, il protagonista dispone anche di abilità speciali (come quella che consente di innalzare coperture dal nulla) e di un discreto ventaglio di gadget che permettono di danneggiare i nemici o creare diversivi.
A questi si aggiungono ovviamente i due compagni che abbiamo scelto per affiancarci in missione e che si gestiscono esattamente come in Mass Effect: si punta al bersaglio e si attivano le loro abilità, col tempo che rallenta quando a schermo appare l’apposito menu. Oltre ai frenetici scontri con i boss, come il grosso mech che vediamo in azione nella fase finale della demo, non mancano nemmeno sezioni stealth. In molti frangenti, sembrerebbe che Exodus dia al giocatore libero arbitrio, così che possa decidere se decimare i nemici nell’area prima di attirare l’attenzione. Possiamo quindi marcare tutti gli avversari nell’area (con uno scanner che ne evidenzia anche eventuali punti deboli) e poi eliminarli con un colpo furtivo, che si può attivare sia alle loro spalle che dall’alto, con un coreografico attacco in salto con la lama. Non sappiamo come sia giocare a Exodus, ma le sensazioni che ci hanno trasmesso le immagini sono quelle di un titolo dal gameplay molto fluido, a prescindere dal tipo di azione svolta.
Bisogna dire anche che contribuisce in modo evidente a dare quella sensazione di fluidità anche il comparto tecnico, che si presenta decisamente bene. Osservando un filmato di gioco a risoluzione 4K e non compresso, abbiamo potuto apprezzare un livello di dettaglio molto elevato, accompagnato da animazioni di ottima qualità, che appunto rendono anche i momenti più concitati belli da vedere.
Non solo, poiché gli sviluppatori hanno riposto grande cura anche nella realizzazione delle animazioni facciali, che in un prodotto con tanti dialoghi come Exodus riescono a rendere l’esperienza più coinvolgente e a fare in modo che i personaggi non si presentino come fantocci dalle movenze buffe.
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