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D’Ortenzi, un gentiluomo sul ring: “Credo nel valore dell’educazione. Combatto per sogni e gloria”


La boxe italiana si affida a un gentiluomo, a Luca ‘Gentleman’ D’Ortenzi che venerdì sera tenterà la conquista del titolo europeo dei pesi mediomassimi. Trentotto anni, nato a Roma ma residente da tanti anni a Guidonia, dove si svolgerà il match (organizzato dalla BBT di Davide Buccioni), il pugile italiano sarà opposto al polacco Robert Parzczewski, curriculum interessante fatto di 35 vittorie di cui 20 per ko e 2 sconfitte.

D’Ortenzi, forse l’appuntamento che vale una carriera arriva un po’ tardi.

“Se ci fossi arrivato 5 anni fa sarebbe stato meglio, però va detto che soprattutto nelle categorie pesanti l’età agonistica si è allungata parecchio”.

Perché quell’alias ‘Gentleman’?

“Perché credo nell’educazione e nel rispetto, sul ring e nella vita. Chi ama le storie di riscatto da una vita violenta con me resta deluso”

Come inizia per lei la boxe?

“Per caso. Mi ero fatto malissimo al ginocchio giocando al calcio. Ero bravino, avevo appena firmato per gli Allievi nazionali del Perugia, quello forte di Gaucci. Ci sono voluti due interventi e tanta terapia per riprendermi, ma avevo bisogno di una sport che mi desse continuità. Il pugilato mi aveva sempre affascinato e quindi…”.

Che match sarà?

“Io sono un tecnico, un tempista. Non certo un fighter che prende e mette colpi in continuazione. Il mio avversario è di classica scuola sovietica, lineare. Ha un destro che fa male”.

Le sue fonti di ispirazione?

“Sono cresciuto vedendo i filmati dei match di Marvin Hagler e Evander Holyfield. Belli ed emozionanti, me ne sono innamorato”.

Torniamo al suo avversario. Viene presentato con un pugile di grande esperienza.

“Ne ho più io. Sono andato tre volte all’estero per match importanti, mi sono messo in gioco per alzare il livello. Lui ha combattuto tanto ma non si è mai mosso dalla Polonia”.

Combattere in casa dà una forte pressione?

“Mai stato così rilassato. Per conquistare questo titolo fatto il 110%, camp in Austria e Albania, sparring di qualità. Ho preso due mesi di ferie”.

Già, le ferie, In Italia purtroppo con il professionismo non si arriva a fine mese.

“Diciamo che sono un professionista operaio. Ho famiglia, sono sposato da dieci anni, abbiamo una bambina di tre. Lavoro in una fabbrica che produce pneumatici per mezzi agricoli”.

Ora però per l’Europeo arriverà una borsa importante. Ne è soddisfatto?

“No, la borsa per un titolo in casa non è alta. Diciamo che combatto per la gloria, ma se vinco vado a difendere il titolo all’estero e monetizzo”.

Visto che la boxe femminile va alla grande. Se sua figlia un giorno…

“Se lei volesse fare la boxe ok, ma se cambia sport sono più contento. E poi la boxe non si trasmette, parte da dentro, non può essere imposta. Io ad esempio non l’ho certo ereditata da mio padre, grande sportivo che però quando vede i sacrifici che faccio mi dice spesso ‘ma chi c…. te lo fa fà…’”.


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