Dormi in piedi durante il giorno? Meglio misurarsi la pressione
Alzi la mano chi non ha mai passato una notte intera a rigirarsi nel letto, senza riuscire a prendere sonno, per poi trascinarsi come uno zombie per tutta la giornata successiva. È un’esperienza comune a molti e che, se sporadica, non crea grossi problemi, a parte quelli legati ad una riduzione dell’attenzione e dei riflessi. Ma se la ‘combo’ insonnia-sonnolenza diurna diventa abitudinaria, diventa un campanello d’allarme per un problema ulteriore: l’ipertensione arteriosa.
Un sonno notturno agitato con il corollario di una sonnolenza profonda il giorno successivo, raddoppia, anzi, triplica il rischio di ipertensione arteriosa. L’allarme viene da una ricerca presentata congresso SLEEP 2026 tenutosi di recente negli Usa. I ricercatori americano suggeriscono che una sonnolenza eccessiva durante il giorno, associata ad una difficoltà ad addormentarsi contraddistingue un gruppo di persone a particolare rischio ipertensione e questo dovrebbe portare ad effettuare controlli approfonditi per una gestione adeguata.
Lo studio sugli adulti insonni
Lo studio, condotto su oltre 1.700 adulti, partecipanti al Penn State Adult Cohort (uno studio di popolazione longitudinale su sonno e salute), ha evidenziato che le persone con importante sonnolenza diurna hanno il 52% di probabilità in più di essere già ipertese (cioè di avere una pressione superiore a 140/90 mmHg o di essere in terapia antipertesiva) e il 74% di rischio in più di sviluppare questa condizione nel futuro immediato, rispetto a chi non soffre di questo disturbo. Numeri già di per sé non trascurabili. Ma il rischio ipertensione “esplode” letteralmente quando la sonnolenza diurna si accompagna a un altro “fastidio”, ovvero alla difficoltà a prendere sonno la sera, intesa come tempo di latenza del sonno pari o superiore a 30 minuti.
Per queste persone infatti, la probabilità di avere già valori pressori elevati sono più che raddoppiate, mentre il rischio di sviluppare ipertensione in futuro è di oltre il triplo, rispetto a chi non presenta nessuno dei due disturbi.
Insonnia-sonnolenza diurna: un nuovo profilo di rischio
Secondo Alexandros N. Vgontzas, Professore di psichiatria e salute comportamentale e direttore dello Sleep Research and Treatment Center presso la Penn State College of Medicine (Pennsylvania, USA) e autore dello studio, l’accoppiata “disturbo dell’addormentamento-sonnolenza diurna” delinea un vero e proprio identikit (fenotipo) di rischio. E il consiglio che ne consegue dunque è: se sei assonnato e stanco di giorno e fai fatica ad addormentarti la sera, misurati e controllati nel tempo la pressione. La raccomandazione per i medici è invece di non fermarsi al sospetto di sindrome delle apnee notturne (OSAS), davanti a un paziente che lamenta stanchezza e sonnolenza. È necessario invece esaminare il quadro nel suo complesso, per capire se il sonno stia diventando patologia per quell’individuo, indagando dunque anche l’eventuale presenza di insonnia e depressione, condizioni che nello studio sono risultate significativamente più frequenti proprio tra chi presentava l’abbinata disturbo dell’addormentamento-sonnolenza diurna e che possono giovarsi di terapie comportamentali e farmacologiche. La valutazione della durata e della qualità del sonno andrebbe insomma integrata nell’algoritmo di valutazione del rischio cardio-nefro-metabolico (che nella sua check-list dovrebbe comprendere i disturbi del sonno – insonnia, sindrome delle gambe senza riposo, OSAS). L’igiene e la salute del sonno devono essere considerati fattori di rischio cardio-nefro-metabolici modificabili.
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