Docenti caregiver lontani da casa, il CNDDU chiede sei giorni di permesso per l’assistenza

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulla condizione dei docenti che assistono, come caregiver unici, familiari con disabilità grave riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992 e che non sono riusciti a ottenere il ricongiungimento attraverso la mobilità o l’assegnazione provvisoria interprovinciale.
Il nodo riguarda il personale scolastico costretto a lavorare lontano dal familiare da assistere. In questi casi, secondo il CNDDU, il diritto alla cura rischia di restare solo formale, perché la distanza tra sede di servizio e luogo di residenza della persona fragile riduce concretamente il tempo disponibile per l’assistenza.
Il limite dei tre giorni mensili
La disciplina attuale riconosce tre giorni mensili di permesso retribuito ai sensi dell’articolo 33 della Legge 104. Una misura che, per il Coordinamento, può risultare insufficiente quando il docente presta servizio a centinaia di chilometri dal familiare.
Il problema non è soltanto numerico. Una parte rilevante dei permessi, nei casi di maggiore distanza, viene assorbita dagli spostamenti necessari per raggiungere la persona assistita. In questo modo il tempo pensato per la cura viene consumato dal viaggio, riducendo l’efficacia della tutela.
La conseguenza è una disparità tra lavoratori che si trovano nella stessa condizione giuridica di caregiver, ma vivono situazioni molto diverse in base alla sede di servizio. Chi lavora vicino al familiare può utilizzare interamente i tre giorni per l’assistenza; chi invece non ha ottenuto il rientro deve dividere quel tempo tra percorrenza e cura effettiva.
La richiesta: permessi da tre a sei giorni
Per questo il CNDDU propone una revisione della disciplina vigente, introducendo un criterio legato alla distanza tra la sede di servizio del docente e il luogo in cui vive la persona assistita.
Nei casi di caregiver unico, quando il ricongiungimento familiare non sia stato possibile attraverso gli strumenti previsti dalla mobilità scolastica, il Coordinamento chiede l’aumento dei permessi mensili da tre a sei giorni.
La misura viene indicata come intervento compensativo per rendere effettivo il diritto all’assistenza e per evitare che la tutela riconosciuta dalla legge venga indebolita da condizioni territoriali o amministrative.
Mobilità, assegnazioni e diritto alla cura
La questione si intreccia con le procedure di mobilità territoriale e di assegnazione provvisoria interprovinciale. Secondo il CNDDU, il mancato ricongiungimento può produrre una doppia penalizzazione: da un lato l’allontanamento dal nucleo familiare, dall’altro la riduzione del tempo realmente dedicabile alla persona con disabilità.
Il Coordinamento richiama i principi costituzionali di solidarietà sociale, uguaglianza sostanziale, tutela della persona, della famiglia e della salute. La cura di un familiare con disabilità grave, sostiene, non può essere compromessa da meccanismi amministrativi che incidono in modo sproporzionato sulla vita dei caregiver.
L’intervento richiesto al governo
L’appello è rivolto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, al Ministro per la Pubblica Amministrazione, alla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali e alla Ministra per le Disabilità.
Il CNDDU chiede un intervento legislativo e contrattuale che riconsideri i benefici riconosciuti ai caregiver, con misure specifiche per il personale scolastico impossibilitato al ricongiungimento familiare.
Per il Coordinamento, una tutela è realmente efficace solo quando il diritto può essere esercitato in concreto. Se il tempo previsto per assistere una persona fragile viene assorbito dalla distanza, la garanzia rischia di trasformarsi in un riconoscimento formale, non sufficiente a rispondere ai bisogni reali delle famiglie e dei lavoratori della scuola.
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