Società

Doppio canale reclutamento docenti, Pittoni (Lega): “L’obiettivo dichiarato? Superare la ‘supplentite’ e garantire continuità didattica”

Dopo giorni di voci e ricostruzioni fantasiose sul nuovo sistema di assunzione degli insegnanti, Mario Pittoni prova a mettere un punto fermo.

Il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, già presidente della Commissione Cultura al Senato, sceglie il proprio profilo Facebook per un intervento a tutto campo destinato a fare chiarezza su quello che definisce “un percorso lungo, complesso e costoso”.

Al centro del ragionamento, il cosiddetto “doppio canale” di reclutamento. Un meccanismo che secondo il parlamentare leghista affonda le radici in un precedente illustre: “L’intervento nel 1989 dell’allora ministro dell’Istruzione e attuale capo dello Stato Sergio Mattarella”. Un’eredità, quella del Capo dello Stato, che Pittoni rivendica come ispirazione per il proprio disegno di legge, il ddl 1920/2020.

Ma il nodo vero, quello che ha fatto scoppiare la polemica nelle scorse settimane, riguarda il destino dei precari. In particolare, degli idonei dei concorsi Pnrr. L’esponente del Carroccio racconta un braccio di ferro durato quasi tre anni con la Commissione europea. “L’intesa di Bruxelles col Governo precedente non prevedeva la figura dell’insegnante precario idoneo, bensì concorsi annuali senza graduatorie di merito”, scrive Pittoni. E aggiunge: “Per l’Europa i precari avrebbero dovuto passare ogni anno 4-5 mesi a prepararsi per il concorso finché non fossero rientrati tra i vincitori”.

Una prospettiva che il governo attuale avrebbe scongiurato. Le graduatorie di merito sono state “restituite”. E ora, spiega Pittoni, “i primi tre anni gli idonei Pnrr concorrono al 30% dei posti a bando”. Ma la vera novità è un’altra: dall’anno scolastico 2026/27 potranno entrare in elenchi regionali senza scadenza, aggiornando ogni anno la preferenza fino all’assunzione a tempo indeterminato, “senza ulteriori prove concorsuali”.

Un passaggio che Pittoni definisce storico. “Rappresenta la prima apertura della Commissione europea a forme di reclutamento ‘strutturali’ che non prevedano ulteriori prove selettive”, sottolinea. L’obiettivo dichiarato è uscire da quella che lui definisce una “sorta di selezionificio senza fine”.

Il cuore del progetto resta la continuità didattica. Un tema che Pittoni pone al centro della sua riflessione. “La continuità didattica agevola l’approfondimento delle caratteristiche del singolo alunno, aiutando a individuarne le attitudini su cui lavorare”, scrive. E attacca la deriva delle supplenze record: un sistema che, per ragioni economiche, ha finito per premiare l’emergenza sulla stabilità.

Proprio sul fronte economico, Pittoni lancia un avvertimento alle parti sociali. “Finora a raffreddare le buone intenzioni ci ha pensato il notevole risparmio economico che nel nostro Paese comporta affidarsi a supplenti”. Il parallelo è netto: se il costo di un supplente si avvicinasse a quello di un docente di ruolo, le resistenze della ragioneria pubblica potrebbero cadere. “Di fatto hanno le stesse responsabilità”, ricorda.

L’attenzione ora si sposta sulle GPS, le Graduatorie provinciali per le supplenze. Pittoni rilancia la prospettiva di trasformarle in GPSR (Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo), allargando al “posto comune” quanto già sperimentato per il sostegno. Una sfida che, se vinta, lascerebbe sul tavolo solo il nodo del divario retributivo tra ruolo e supplenza.

A chiudere il quadro, un aggiornamento normativo: il decreto PA 2025 ha sospeso alcuni limiti sui concorsi pubblicati entro il 31 dicembre 2025. E l’ultima Manovra, ricorda Pittoni, impegna il governo a “privilegiare lo scorrimento” delle graduatorie esistenti, frenando l’indizione di nuovi concorsi per profili già coperti.

Il post si chiude con un passaggio che prova a guardare avanti. “Se centriamo pure l’obiettivo delle assunzioni strutturali da GPS”, scrive Pittoni, “resta da affrontare solo la questione del divario di spesa”. Un’ammissione che suona come un messaggio alle forze politiche e ai sindacati: il percorso è tracciato, ma il traguardo finale richiederà scelte coraggiose.


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