Società

Dopo l’annuncio di Meloni, cosa aspettarsi davvero: numero massimo di stranieri per classe, obbligo di italiano per i genitori e no al velo integrale. Scontro tra maggioranza e opposizioni

Un pacchetto di misure sulla scuola in arrivo in Consiglio dei ministri. Lo ha annunciato Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, la formazione giovanile di Fratelli d’Italia.

“Sta per arrivare in Consiglio dei Ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano, e il divieto di burqa e niqab a scuola, ha detto la premier davanti alla platea.

Sul velo integrale la posizione espressa è netta: “A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile. Non lo è nelle nostre strade, non lo è nelle nostre scuole”.

La stretta annunciata ad agosto

L’intervento sul burqa era stato anticipato ad agosto dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara e, a fine luglio, da una risoluzione di Futuro nazionale approvata in commissione Cultura alla Camera con i voti del centrodestra, dopo una riformulazione chiesta dal governo. Una proposta di legge depositata a marzo dalla Lega al Senato punta a modificare l’articolo 5 della legge 152 del 1975, la cosiddetta legge Reale, sul divieto di coprire il volto nei luoghi pubblici.

La risoluzione di Rossano Sasso impegna l’esecutivo “ad adottare iniziative, anche di carattere normativo” per far rispettare “il divieto di uso di indumenti inidonei a consentire il riconoscimento della persona” e a contrastare l’indottrinamento ideologico, politico e religioso nelle scuole italiane. Ad agosto lo stesso Valditara aveva rilanciato l’ipotesi di un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza, evocando anche la revoca del permesso di soggiorno per chi non manda le figlie a scuola.

I numeri degli alunni stranieri

Secondo i dati Istat, sono 931.323 gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nell’anno scolastico 2024/25. Sul totale di oltre 8 milioni di studenti rappresentano l’11,6% della popolazione scolastica: quasi 12 iscritti ogni 100. La percentuale maggiore si registra nella scuola primaria (13,7%), seguita dalla scuola dell’infanzia (12,7%) e dalla secondaria di primo grado (12,6%).

La distribuzione geografica mostra una concentrazione nelle regioni settentrionali. La Lombardia raccoglie circa 237 mila alunni con cittadinanza non italiana, oltre un quarto del totale nazionale. Seguono Emilia-Romagna (12,2%) e Veneto (10,8%). Sul fronte dei risultati, il Rapporto Invalsi indica che gli studenti stranieri in terza media hanno punteggi inferiori di 22,6 punti in italiano e di 13,5 in matematica.

Lo studio rileva che negli ultimi 11 anni la presenza di studenti con cittadinanza straniera è cresciuta del 16% a fronte di un calo del 12,5% degli autoctoni.

Le parole di Meloni e la replica di Vannacci

“Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è un’altra menzogna, una menzogna comoda per chi vive di ideologia, per chi ci fa la morale dai salotti e poi i propri figli li manda in scuole nelle quali questo problema non esiste”. Un bambino, ha aggiunto la premier, “deve imparare la nostra lingua, conoscere la nostra cultura, rispettare le nostre regole. È l’unico modo serio di accogliere”.

Da Orvieto, a margine dell’evento con Gianni Alemanno, Roberto Vannacci ha commentato: “Assolutamente d’accordo ma questi provvedimenti dovevano arrivare anni fa. Le persone devono stare a faccia scoperta, perché è una questione di sicurezza”. Per il generale è giusto “sicuramente limitare il numero degli stranieri all’interno delle classi, altrimenti non siamo più nella classe italiana, siamo in una classe straniera”.

Valditara attacca l’opposizione

Sul tema è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito. L’opposizione, ha detto Giuseppe Valditara, sembra avere “nostalgia dell’Alabama anni ’50 e indirettamente sostiene le classi ghetto, quelle solo per stranieri e dall’altra parte le classi per italiani”. Quanto alle studentesse in burqa, si “dovrebbero rispettare le diverse identità anche quando sono espressione di una concezione patriarcale della donna. Insomma, progressisti a corrente alternata”.

Le critiche delle opposizioni

Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi Sinistra, ricorda che “il limite massimo del 30% di studenti stranieri per classe è già previsto da una circolare dell’allora ministra Gelmini”, derogata per ragioni territoriali e per la composizione di classi fino a 30 studenti. Per la deputata è urgente approvare la proposta di legge di Avs in esame a novembre, che fissa un tetto di 20 alunni per classe. “Con classi più piccole sarebbe possibile fare didattica di qualità con percorsi individualizzati”, osserva, aggiungendo che anticipare l’obbligo scolastico a 3 anni risolverebbe gran parte dei casi di bambini che entrano nella primaria senza conoscere l’italiano. Sul burqa, chiede se il governo intenda occuparsi “degli strumenti di emancipazione da garantire alle studentesse che provengono da famiglie oscurantiste”.

Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Partito Democratico, sostiene che l’annuncio “non ha nulla a che vedere con la scuola e molto con la rincorsa alla destra più estrema, a partire da Vannacci. Non c’è una sola misura che risponda a un bisogno educativo”. Dire che i bambini italiani rischiano di sentirsi “minoranza” in classe, aggiunge, “alimenta una contrapposizione che nelle aule non esiste. Molti di quegli alunni sono nati e cresciuti in Italia, sono i compagni di banco dei nostri figli”. Chi ha a cuore la lingua italiana, conclude, “finanzi corsi di italiano come seconda lingua, mediatori, organici stabili e tempo pieno, invece di punire le famiglie. Fare propaganda sulla pelle dei bambini è una barbarie”.

Le perplessità dei presidi

Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, riconosce che “in termini didattici la questione è fondata e condivisibile”, ma avverte che è «difficile trovare una soluzione tecnica». Il problema, spiega, è l’obbligo per le scuole di accogliere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto all’infanzia e alla primaria: “Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?”.

È lo stesso ostacolo che, secondo Giannelli, ha impedito l’applicazione della circolare del ministero dell’Istruzione, emanata “un paio di anni fa”, che fissava un tetto del 30%. Una circolare, ricorda, “è come una raccomandazione, non ha il valore cogente di una legge”: “Se ci sarà una legge vedremo come fare, finora la soluzione tecnica non è stata trovata”.

Per il presidente dell’Anp il tema non si risolve solo dentro le aule: “C’è anche una questione di urbanizzazione che deve essere affrontata”, perché in alcuni quartieri la concentrazione di famiglie di origine straniera è più alta.


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