Sicilia

«Dominio mafioso in carcere». Scontro tra De Lucia e Nordio

«È de Lucia che ha perso il controllo di sé stesso». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio reagisce duramente all’allarme lanciato sulle carceri italiane. «È di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero corpo della polizia penitenziaria, che svolge il proprio dovere con il rischio della vita. Se qualche fenomeno patologico è avvenuto, un magistrato non può estenderlo all’intero territorio nazionale». Lo scontro è esploso dopo le parole pronunciate da Maurizio de Lucia ai Cantieri culturali della Zisa, durante l’incontro organizzato da Assostampa Sicilia. «Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere», ha detto il numero uno della Procura. «Questo non è il modo migliore per creare quell’atmosfera di leale collaborazione che stiamo attuando, con interlocuzioni attente sia con il procuratore nazionale antimafia, sia con il Csm, sia con l’Anm», ha replicato il Guardasigilli.
Le dichiarazioni di de Lucia hanno provocato anche la reazione delle opposizioni. Angelo Bonelli, parlamentare di Avs, ha chiamato in causa il governo: «Se lo Stato ha perso il controllo delle carceri e nei penitenziari comandano mafia, ’ndrangheta e camorra, il governo deve spiegare dove sia finito il suo modello di sicurezza». Poi l’affondo: «È un fallimento clamoroso. Nordio dov’è? Sulla Luna?». Anche Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa, ha chiesto al ministro di intervenire: «Chiarisca immediatamente come stanno le cose, confutando, se mai gli sarà possibile, le parole del procuratore». E ha accusato il governo di non avere ristabilito «condizioni minime di vivibilità e legalità» nelle carceri.

Nel suo intervento, de Lucia ha ribadito concetti già espressi in una recente intervista al Giornale di Sicilia, descrivendo un contesto sempre più grave e inquietante. L’ultimo, clamoroso esempio è quello emerso nell’inchiesta sul mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo. Secondo gli investigatori, Salvatore Verga, detenuto nel carcere di Trani, dirigeva le richieste di pizzo e gli attentati contro commercianti e imprenditori tra San Lorenzo, Tommaso Natale, Sferracavallo, Mondello, Isola delle Femmine, Villagrazia di Carini e Capaci. Da dietro le sbarre il mafioso parlava al telefono con gli affiliati e continuava a impartire gli ordini su chi colpire e come farlo. «Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono», ha ribadito il capo della Dda.

Le indagini hanno ricostruito le intimidazioni contro bar, pizzerie, ristoranti, negozi e società ma de Lucia ha avvertito che gli arresti dell’ultimo mese non sono bastati a fermare il racket. «C’è una recrudescenza del fenomeno estorsivo, soprattutto nelle aree periferiche della città. Non ci sono parti del territorio che ormai sono esenti dal fenomeno e in alcune zone si paga il pizzo perché lo si è sempre fatto». Ma il problema, ha sottolineato, resta il silenzio di chi subisce. «Oggi il problema delle poche denunce rispetto al racket è serissimo. Palermo è totalmente diversa rispetto a trentacinque anni fa, ma non sarei così ottimista sulla reazione della società civile rispetto ai fatti che stanno accadendo».
Il procuratore ha richiamato anche uno degli episodi più inquietanti: «C’è chi ha fatto sparire le bottigliette incendiarie che sono state trovate fuori dal proprio negozio». Un comportamento che rivela quanto sia ancora difficile spezzare il legame tra una parte del mondo economico e Cosa nostra: «C’è ancora una significativa voglia di mafia che proviene dal circuito del terziario».
Poi l’appello: «Se noi avessimo le denunce necessarie oggi potremmo fornire risposte, in tempi rapidissimi, individuando e perseguendo i responsabili del racket».

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