Docenti italiani all’estero, domande fino al 31 agosto: posti, graduatorie e destinazioni. Fina (ANIEF): “L’area linguistica non coincide con un Paese specifico. Attenzione alla Gran Bretagna dopo la brexit”

C’è tempo fino al 31 agosto per presentare le istanze relative alla procedura per la formazione delle graduatorie destinate al servizio dei docenti italiani all’estero. Requisiti, funzionamento delle graduatorie e possibili sedi sono stati al centro della puntata dell’11 agosto di Question Time, il format di consulenza di Orizzonte Scuola condotto da Andrea Carlino. Ospite Salvatore Fina, responsabile nazionale Anief per il personale scolastico all’estero, che ha ricostruito il quadro normativo e operativo della procedura.
Il servizio scolastico italiano fuori dai confini nazionali rientra nel sistema di promozione della lingua e della cultura italiana. La disciplina di riferimento è contenuta principalmente nel decreto legislativo 64/2017, mentre per trattamento economico, ferie, permessi e altri aspetti del rapporto di servizio interviene anche il DPR 18/1967.
Dai lettorati alle scuole italiane: dove si può lavorare
Le possibilità non si limitano alle scuole statali italiane all’estero. Il personale può essere destinato anche ai corsi di lingua e cultura italiana, ai lettorati presso università straniere, alle scuole paritarie e alle istituzioni internazionali con le quali l’Italia ha accordi di collaborazione.
Fina ha richiamato un aspetto da considerare prima della presentazione della domanda: essere inseriti nella graduatoria di una determinata area linguistica non significa poter scegliere liberamente uno specifico Paese o una determinata città.
“Se uno fa la selezione nell’area francese non significa che andrà a lavorare a Parigi”, ha spiegato. La proposta dipende infatti dai posti che si rendono disponibili di anno in anno e dalla graduatoria di riferimento. Nell’area francese, per esempio, possono rientrare anche sedi in Grecia o Turchia. Esistono inoltre destinazioni classificate come aree linguistiche miste.
Lo stesso principio vale per l’area inglese. I posti possono trovarsi negli Stati Uniti o in Australia, ma anche in Paesi nei quali l’inglese non rappresenta la lingua nazionale della sede di servizio.
Il contingente del personale all’estero
Il decreto legislativo 64/2017 fissa a 674 unità il tetto massimo del contingente del personale scolastico destinabile all’estero. Per l’anno scolastico 2026/27, secondo i dati riferiti da Fina durante la diretta, i posti sono però 663, dopo una riduzione di sei unità avvenuta lo scorso anno e di altre cinque quest’anno.
“Il tetto massimo è di 674, ma per il 2026/27 avremo 663 posti complessivi”, ha sintetizzato Fina.
A questo contingente si aggiungono i posti delle scuole europee, indicati durante la trasmissione in 118 unità.
Sette scuole statali italiane all’estero
Una parte consistente dei posti si trova nelle scuole statali italiane presenti fuori dal territorio nazionale. Attualmente sono sette. In precedenza erano otto, prima della chiusura nel 2020 della scuola italiana di Asmara.
Per chi viene assegnato a queste istituzioni, l’attività didattica mantiene caratteristiche vicine a quelle di una scuola italiana, pur con le specificità legate al servizio all’estero.
Diverso è il caso dei corsi di lingua e cultura italiana, nei quali l’attività riguarda specificamente l’insegnamento della lingua e della cultura del nostro Paese nelle scuole straniere. Un’altra possibilità è rappresentata dai lettorati presso le università.
Gran Bretagna, dopo la Brexit posti ridotti
Tra le situazioni territoriali richiamate nella diretta c’è quella del Regno Unito. Secondo quanto riferito da Fina, le conseguenze della Brexit e le difficoltà legate ai visti hanno ridotto drasticamente la presenza di docenti italiani inviati secondo questa disciplina.
“In Gran Bretagna il numero dei docenti in servizio si è ridotto a una unità”, ha spiegato. Se la questione dei visti non verrà risolta, alla conclusione dell’incarico dell’ultimo docente il numero potrebbe scendere a zero.
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