Discoteche e feste abusive anche in Calabria: sono queste le potenziali trappole mortali
La tragedia di Crans-Montana ha scosso le coscienze ben oltre i confini svizzeri. È un pugno allo stomaco che impone una lucida riflessione. Il cordoglio per le vittime deve tramutarsi in un memorandum operativo per tutti. Un imperativo a controllare, verificare, non abbassare mai la guardia.
Anche in Calabria, dove il tema della sicurezza nei locali da ballo si riaccende con un brivido, il dibattito è diviso tra l’orgoglio per un sistema normativo stringente e l’inquietante ombra dell’irregolarità che può celarsi dietro una pista da ballo improvvisata. Dalle associazioni di categoria, arriva una netta rassicurazione: i protocolli italiani per l’apertura e la gestione delle discoteche sono tra i più rigidi al mondo, garantisce Rodolfo Rotundo, presidente del Silb (Sindacato italiano locali da ballo) per la Calabria Centrale: «In Italia, in quelle condizioni, non avrebbe mai potuto aprire», ha affermato riferendosi alla struttura svizzera. La differenza, spiega, è abissale: materiali ignifughi obbligatori per ogni arredo, calcoli precisi sulle vie di fuga e sulla capienza massima, regole ferree per gli impianti elettrici e gli effetti speciali. Questi ultimi sono ammessi solo se a norma e con “scintille fredde”, lontanissime dalle pericolose fiamme libere della tragedia di Crans-Montana.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale
Source link




