Società

Dipendenza digitale, Crepet: “Siamo tecnologicamente avanzati, ma emotivamente impoveriti”

In una intervista concessa al quotidiano il Nord Est, Paolo Crepet guarda ai giovani, considerati le vittime principali di un fenomeno che, purtroppo, riguarda la società odierna: l’isolamento mascherato da iperconnessione.

Le app di incontri e la fine delle relazioni

Da cosa deriva? Secondo lo psichiatra, la diffusione massiccia degli smartphone sta alterando la nostra capacità di costruire legami affettivi solidi. Questo scollamento dalla realtà colpisce duramente i ragazzi, sempre più intrappolati in un ecosistema di scambi esclusivamente virtuali.

L’esempio più lampante è l’uso compulsivo delle app di incontri come Tinder, che promettono socialità e interazioni ma, all’atto pratico, ottengono esattamente il risultato opposto, acuendo il senso di solitudine: “Aumenta gli incontri potenziali, senza però rafforzare la dimensione relazionale”. Questo grave impoverimento emotivo si riflette persino nel calo globale della natalità, che per Crepet rappresenta un indicatore diretto della perdita di voglia di relazione autentica e di intimità.

L’ombra dei social su violenza e aggressività

La mancanza di contatti umani reali porta con sé conseguenze ben più drammatiche del semplice isolamento domestico. Il disagio giovanile si accumula, cresce e si manifesta sempre più spesso attraverso comportamenti altamente distruttivi.

Crepet individua una forte associazione tra l’abuso dei dispositivi digitali e l’esplosione dell’aggressività sociale. L’esposizione pubblica continua e la ricerca dell’immagine perfetta erodono le difese interiori dei ragazzi: “Infertilità, odio, violenza, suicidi: molti fenomeni negativi risultano correlati all’incremento dell’uso degli smartphone e dei social”.

Andare all’estero non è un tradimento

Nonostante le critiche alla dipendenza da internet, il sociologo si schiera apertamente dalla parte dei ragazzi quando si parla di intraprendere percorsi di vita lontani da casa.

Oggi si punta frequentemente il dito contro chi decide di trasferirsi all’estero per studiare o cercare lavoro, accusandolo di abbandonare la propria terra. L’autore smonta questa retorica, ricordando come la cultura europea si sia formata proprio grazie a figure storiche che hanno fatto dell’esplorazione un punto di forza: “Il viaggio è sempre stato uno strumento di crescita. […] Muoversi non significa tradire le proprie radici, bensì arricchirle”.

L’Intelligenza artificiale contro la creatività umana

In un mondo ormai governato dagli algoritmi, non poteva mancare un cenno all’onnipresente Intelligenza artificiale. Le macchine, nella visione di Crepet, possiedono una formidabile utilità pratica, ma vivono una sorta di paradosso nei confronti dei loro stessi creatori: “L’Intelligenza artificiale è ‘invidiosa’ dell’essere umano perché l’intelligenza umana è troppo libera, creativa e imprevedibile.

La vera essenza dei ragazzi si esprime proprio nella loro totale imprevedibilità, nell’abilità di usare l’ironia, di fare satira e di inventare. Sono preziose scintille di libertà creativa che nessun computer è nè sarà mai in grado di replicare.

L’antidoto contro il consumo superficiale

Sfuggire all’ingranaggio del mondo virtuale richiede fatica e una vera e propria ribellione quotidiana: occorre smettere di assorbire in modo passivo le informazioni e le immagini manipolate che intasano costantemente i nostri schermi.

La soluzione indicata da Crepet passa necessariamente per la ricostruzione dello spirito critico e la ricerca di esperienze tangibili. In questo frangente, infatti, l’arte, la letteratura o la musica mantengono intatto il potere di trasformare intimamente l’individuo. E lo psichiatra non avrebbe potuto dirlo con parole migliori di: “Lasciarsi ancora sconvolgere dalla bellezza”.


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