Veneto

Dichiarata la morte cerebrale per la donna trovata in un lago di sangue davanti la porta di casa

È stata dichiarata la morte cerebrale di Diana Canevarolo, 49 anni, la donna trovata giovedì all’alba riversa in una pozza di sangue nel cortile della propria abitazione in via Zara, a Torri di Quartesolo, nel Vicentino. La conferma del decesso è arrivata al termine dell’iter di accertamento da parte del collegio medico dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, dove la donna era stata ricoverata in condizioni gravissime con un ampio trauma cranico.

L’accertamento dell’irreversibile cessazione delle funzioni cerebrali è stato effettuato da un’équipe composta da un anestesista-rianimatore, un medico legale e un neurologo. Il periodo di osservazione, iniziato a mezzogiorno di ieri, si è concluso nel tardo pomeriggio. La salma è ora a disposizione della Procura di Vicenza, che ha disposto l’esecuzione dell’autopsia per chiarire le cause e la dinamica delle lesioni riportate dalla donna.

La vicenda resta avvolta da numerosi interrogativi. La ferita principale è stata individuata nella zona occipitale sinistra della testa e, secondo le prime valutazioni sanitarie, il tipo di trauma apparirebbe più compatibile con l’impatto contro un oggetto contundente che con una semplice caduta accidentale. Tuttavia, al momento, non viene esclusa alcuna pista. La Procura ha aperto un fascicolo senza formulare ipotesi di reato e non risultano indagati.

Le indagini sono state affidate alla Squadra Mobile di Vicenza, coordinata dal vicequestore Lorenzo Ortensi, sotto la direzione del sostituto procuratore Camilla Menegoni. Gli investigatori stanno lavorando a tutto campo, raccogliendo testimonianze e riscontri tecnici. Sono già stati ascoltati il compagno della donna, Vincenzo Arena, 62 anni, il figlio diciannovenne Nicolò, alcuni vicini di casa e il personale sanitario intervenuto nei primi soccorsi.

Secondo la ricostruzione finora disponibile, a trovare la donna nel cortile sarebbe stato il compagno, che ha contattato il 118 pochi minuti prima delle 5.30. Canevarolo giaceva priva di conoscenza su una superficie in cemento, in un’area del cortile priva di muretti o sporgenze. Presentava segni di forte ipotermia, un elemento che fa supporre sia rimasta a terra per un periodo prolungato prima di essere soccorsa.

Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di una caduta dall’alto: dalla finestra dell’appartamento al primo piano o, ipotesi ritenuta meno probabile, dal tetto. Tuttavia, gli investigatori hanno fatto notare che sulle mani e sulle braccia non sarebbero presenti le tipiche lesioni da difesa o da tentativo di attutire la caduta. Resta quindi aperta anche l’ipotesi di un evento violento, pur senza che vi siano, allo stato, elementi certi che lo confermino.

L’appartamento della famiglia è stato posto sotto sequestro, così come il garage e i telefoni cellulari dei familiari, per consentire tutti gli accertamenti tecnici del caso. Gli agenti della Polizia Scientifica hanno effettuato più sopralluoghi per raccogliere tracce e reperti utili alla ricostruzione dei fatti. Al vaglio anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza private presenti nella zona.

Gli inquirenti stanno analizzando anche il contesto personale della donna. Diana Canevarolo, originaria di Vo’, nel Padovano, lavorava come addetta alle pulizie per una ditta della zona. Secondo quanto emerso, negli ultimi tempi avrebbe attraversato un periodo difficile e non si esclude che potesse trovarsi in uno stato psicofisico alterato la notte dell’accaduto. Vengono tuttavia mantenute aperte tutte le piste investigative.

Le dichiarazioni ufficiali restano improntate alla prudenza. «Non ci sono elementi che permettano, al momento, di propendere in modo definitivo per l’ipotesi di un’aggressione o per quella di una caduta accidentale», ha spiegato nei giorni scorsi il procuratore capo di Vicenza, Lino Giorgio Bruno. L’ipotesi di un intervento di un estraneo, come un tentativo di rapina finito in violenza, viene considerata meno probabile, ma non del tutto esclusa.

Sul piano umano, nel quartiere prevalgono lo sconcerto e il silenzio. I residenti di via Zara raccontano di una donna descritta come tranquilla e gentile. Alcuni parlano di frequenti litigi con il compagno, ma non risultano denunce pregresse per maltrattamenti né segnalazioni ai servizi sociali. Nessuno, tra i vicini, avrebbe udito rumori sospetti durante la notte.

L’autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni, potrebbe fornire risposte decisive sulle cause della morte e sull’origine del trauma cranico. Fino ad allora, il caso di Torri di Quartesolo resta un giallo aperto.


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