Devianza giovanile e baby gang, Paolo Crepet: “Il problema è l’educazione. Non si può pretendere di dire sempre sì ai figli”

Piazza Rinaldi a Treviso ha ospitato un partecipato confronto sui temi della devianza giovanile e dell’educazione.
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, ospite della rassegna Treviso d’Estate 2026, ha dialogato con il governatore del Veneto Luca Zaia. A riportarlo è Qdpnews.
Interpellato a proposito del fenomeno delle baby gang, lo psichiatra ha subito spostato il focus dalle conseguenze alle radici del problema:“Non baby gang, ma l’educazione, – ha affermato, richiamando alle proprie responsabilità le figure di riferimento – bisogna riprendere l’educazione, bisogna che la scuola faccia il suo lavoro, un padre e una madre facciano il loro lavoro”.
Crepet ha storto il naso verso l’atteggiamento permissivo di molte famiglie, troppo spesso incapaci di stabilire limiti chiari coi propri figli: “Non si può pretendere di dire tutti sì, dare i soldi, non mettere nessuna regola e poi stare là a dire ‘Oh mamma mia cosa succede?’. Succede quello che abbiamo seminato, cioè non si raccoglie quello che si mette. Quindi dipende da noi: se vogliamo questo continuiamo così, se vogliamo cambiare la mattina si cambia”.
La provocazione sulla maggiore età
Durante l’evento si è discusso a lungo di come responsabilizzare i giovani. Crepet ha ribadito l’opportunità di abbassare la maggiore età a sedici anni, un’idea supportata dai recenti fatti di attualità.
“È abbastanza evidente, anche la cronaca lo dice, – ha spiegato – l’altro giorno un ragazzino che ha compiuto un reato orrendo, la prima cosa che ha detto sui social: ‘Tanto faccio un mese di galera, non mi possono fare niente perché ho 16 anni’. E insomma comincia a essere un problema”.
E quindi, quale potrebbe essere la soluzione? Per Crepet la parola d’ordine è soltanto una: responsabilizzare. “Non credo che il cervello di un ragazzo di 100 anni fa sia differente da quello di oggi, – ha chiarito lo psichiatra – Diciamo, è l’educazione che è cambiata, non è la testa o altre cose. Quindi secondo me responsabilizzare”.
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