Veneto

detenuto evaso da S.M.Maggiore. L’allarme di De Fazio

Un detenuto romeno di 33 anni, in attesa di primo giudizio per rapina, è evaso questa mattina in circostanze in corso di ricostruzione dalla Casa Circondariale di Venezia Santa Maria Maggiore. Sono in atto le ricerche da parte della Polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine.

Si tratta dell’ennesima fuga di un recluso che certifica ancora una volta lo sfascio in cui versa il sistema penitenziario sotto la spinta del sovraffollamento detentivo, le voragini negli organici della Polizia penitenziaria, la fatiscenza delle strutture e delle strumentazioni e la disorganizzazione complessiva”. Lo dichiara Gennarino De Fazio, Responsabile della UIL FP Polizia Penitenziaria.

“Non è ancora chiara la dinamica dell’evasione, ma è di ogni evidenza che a Venezia 265 detenuti stipati in 158 posti disponibili, con un sovraffollamento del 168%, e 150 agenti assegnati, quando ne servirebbero minimo 240 (-37,5%), costituiscono un mix che determina ricadute e disfunzionalità in ogni campo, ivi compresi quelli della mera vigilanza e della sicurezza. Tanto più in una struttura datata e scarsamente manutenuta come quella veneziana in cui persino il muro di cinta è inagibile. Del resto, mentre si discetta a giorni alterni di presunti piani carcere o di pseudo ‘svuota carceri’, il numero dei reclusi nel Paese ha raggiunto quota 65.853 a fronte di 46.303 posti, mentre alla Polizia penitenziaria mancano almeno 20mila unità”, spiega l’esponente sindacale.

“Confidiamo che anche questa volta le donne e gli uomini del Nucleo Investigativo Centrale del Corpo di polizia penitenziaria, anche con le sue articolazioni territoriali, e delle altre forze di polizia possano riassicurare il latitante alla giustizia, ma ovviamente questo non risolverà i problemi di carceri ormai disfunzionali, diffusamente illegali e che non assolvono pressoché a nessuno dei compiti a esse demandati dalla Carta costituzionale e dalle leggi ordinarie. È solo grazie allo straordinario impegno e alla professionalità degli operatori tutti, in primis quelli del Corpo di polizia penitenziaria, se non si realizzano evasioni di massa e in qualche modo il sistema tiene.”

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“Tuttavia, gli agenti sono ormai feriti nell’orgoglio, demotivati nel morale, stremati nelle forze e segnati pure fisicamente da un numero di aggressioni che si proietta a raggiungere la cifra monstre di oltre 4mila in un anno (2.842 dal 1° gennaio al 31 agosto 2026). Servono provvedimenti concreti, tangibili e d’immediata efficacia per deflazionare la densità detentiva, potenziare compiutamente gli organici, rilanciare la formazione, implementare e garantire gli equipaggiamenti, ammodernare e manutenere le strutture e le infrastrutture, assicurare l’assistenza sanitaria specie ai ristretti malati di mente e riorganizzare l’intero apparato con riforme strutturali”, conclude De Fazio.


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