Desertificazione biologica del fiume Volturno, interrogazione formale al Comune di Colli a Volturno | isNews
A chiedere un’indagine urgente è il professor Michele Raddi, con il supporto dell’Associazione Pescatori Sportivi
COLLI A VOLTURNO. Il fiume Volturno, nel tratto dell’Alta Valle a valle delle sorgenti di Rocchetta a Volturno, versa oggi in una condizione di “drammatico e inaccettabile deserto biologico”. A lanciare l’allarme è il professor Michele Raddi, cittadino di Colli a Volturno e docente universitario, il quale ha presentato un’interrogazione formale e un’istanza d’inchiesta urgente indirizzata al sindaco Emilio Incollingo.
L’iniziativa ha ricevuto il supporto dell’Associazione Pescatori Sportivi di Colli a Volturno, che ha sottoscritto il documento condividendone integralmente il contenuto e le richieste ispettive.
Raddi, nella sua missiva, sottolinea come a fronte di acque che mantengono un’apparente e ingannevole limpidezza cristallina, sussista però la totale e completa scomparsa di qualsiasi forma di vita ittica. Un collasso sistemico che per l’accademico rappresenta “una ferita profonda per l’ecosistema e per l’identità della comunità”, considerando soprattutto il valore storico e la memoria del territorio legati al fiume. Per secoli – ricorda Raddi – e in particolare durante i tragici eventi dell’ultima guerra, il Volturno ha infatti rappresentato una risorsa alimentare e vitale insostituibile per la popolazione locale. “Fino a circa quarant’anni fa, il corso d’acqua era caratterizzato da una straordinaria biodiversità e popolato in abbondanza da specie autoctone quali cavedani, barbi, ruelle, capitoni e le pregiate trote fario originali”.
L’istanza presentata da Raddi e dall’associazione pescatori chiede l’attivazione immediata di un’inchiesta amministrativa e tecnica che prenda in esame anzitutto l’impatto antropico e la gestione idroelettrica: con la verifica dei flussi di portata rilasciati nell’alveo naturale, l’accertamento del rispetto del Deflusso Minimo Vitale (Dmv) da parte di Enel e il monitoraggio di sbalzi termici o svasamenti letali per l’habitat; poi la pressione dei predatori, in particolare i cormorani), per valutare l’incidenza ecologica causata dalla massiccia presenza, negli ultimi trent’anni, della specie migratoria ittiofaga Phalacrocorax carbo. Inoltre, i mutamenti climatici e stress ambientale attraverso l’analisi dell’impatto dei periodi siccitosi e del rialzo delle temperature medie stagionali sui parametri vitali delle acque. Infine, l’inquinamento chimico occulto, mediante uno screening tossicologico volto a individuare sversamenti abusivi o l’accumulo di fitofarmaci dalle aree agricole limitrofe.
Maggiori dettagli sull’iniziativa saranno esposti durante un’apposita conferenza stampa martedì 26 maggio presso il ristorante ‘Volturno’, alle ore 10:30.
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