Lazio

maxi-sequestro di piante rare e protette

Sulla carta doganale, dovevano essere innocui e dozzinali «accessori in plastica e silicone». Ma quando i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) degli uffici Lazio 1 e 2 hanno aperto i container commerciali negli scali aeroportuali di Fiumicino e Ciampino, si sono trovati davanti a un vero e proprio tesoro botanico contrabbandato illegalmente.

Un ingente carico di piante esotiche rarissime, protette dalla Convenzione internazionale di Washington (CITES), è stato intercettato e sequestrato prima che potesse alimentare il fiorente e spregiudicato mercato nero del collezionismo di nicchia.

L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta sul campo dalle Fiamme Gialle del Gruppo di Fiumicino insieme agli ispettori doganali, ha inferto un duro colpo a una delle rotte più redditizie del traffico illecito di flora tropicale.

Le spedizioni, provenienti principalmente dal Sud-Est Asiatico — snodo internazionale del transito di specie protette —, custodivano centinaia di esemplari e talee appartenenti alle famiglie delle Cactaceae, delle Agavaceae, delle Liliaceae e delle Euphorbiaceae.

Dal deserto al mercato nero: il bracconaggio botanico

Si tratta di specie succulente e cactacee i cui habitat originari sono rigidamente circoscritti in ecosistemi unici e fragilissimi del pianeta: dalle distese aride dello Yucatan in Messico, alle terre desertiche del Kalahari in Sudafrica, fino alle foreste spinose del Parco Nazionale di Andohahela in Madagascar, un santuario della biodiversità mondiale noto per l’altissimo tasso di specie endemiche.

Gli investigatori hanno svelato i contorni di un fenomeno criminale in forte ascesa, strettamente legato alla sociologia dei consumi moderni: il cosiddetto «bracconaggio botanico».

Negli ultimi anni, la cura delle piante rare ha smesso di essere un semplice passatempo per trasformarsi, per una cerchia di acquirenti senza scrupoli, nell’ossessione di esibire una «giungla urbana» domestica.

Più la varietà è introvabile, protetta o formalmente proibita, più il suo valore economico e di status schizza alle stelle sul mercato clandestino, spingendo i trafficanti a saccheggiare interi areali naturali e a compromettere la naturale capacità di rigenerazione di specie che impiegano decenni a crescere.

Il blitz e le perquisizioni a tappeto

L’inchiesta non si è fermata ai soli controlli di routine all’interno degli hub aeroportuali «Leonardo da Vinci» e «Pastine». I successivi sviluppi investigativi hanno permesso di ricostruire l’intera catena logistica dei flussi illeciti.

Attraverso una serie di perquisizioni mirate sul territorio, i militari e il personale ADM hanno individuato e posto sotto sequestro ulteriori lotti di piante «succulente» nascoste in depositi clandestini, tutte rigorosamente prive della documentazione d’origine e dei certificati CITES necessari per l’importazione legale in Europa.

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