Liguria

Decreto scuola, votato in consiglio comunale un ordine del giorno: “Mettere in atto la legge sarà complicato”


Genova. La maggioranza di centrosinistra ha presentato oggi in consiglio comunale a Genova un ordine del giorno sul decreto-legge in materia di istruzione e sul limite del 30% alla presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi. Il documento è stato firmato da tutti i capigruppo di maggioranza e votato a maggioranza dall’aula. Per il Pd è intervenuto in aula il consigliere Simohamed Kaabour.

Il testo nasce come atto istituzionale in contrasto con le misure contenute nel decreto scuola del Governo Meloni. Un tema diventato particolarmente d’attualità a Genova a seguito dei fatti del 25 settembre alla scuola primaria Daneo, dove due agenti in borghese hanno rimosso dal cancello lo striscione dei genitori con la scritta “Qui nessun* è stranier*”, poi restituito e riposizionato. Per solidarietà con la scuola si sono svolti presìdi in piazza della Meridiana e davanti alla prefettura.

L’ordine del giorno votato oggi a Tursi ricorda che in Liguria gli studenti con cittadinanza non italiana sono il 15,8% del totale, con il 36,2% nella scuola primaria, e che la composizione multiculturale delle classi è un dato strutturale. Un limite rigido, secondo i firmatari, rischia di creare classi artificiali e spostamenti non necessari di studenti lontano dal proprio quartiere.

Non solo, il consigliere Filippo Bruzzone (Lista Salis), che è anche delegato alla Scuola in Città metropolitana, ha ricordato che “in Liguria solo due classi su cento rientrerebbero nei casi previsti dal decreto. E tra il 2015 e il 2025 nella nostra provincia sono diminuiti di oltre il 23% i bambini della scuola dell’infanzia e primaria. In alcune realtà, la presenza delle famiglie migranti ha contribuito a tenere aperte scuole che altrimenti avrebbero rischiato di chiudere”.

“Se vogliamo parlare davvero di scuola, confrontiamoci sull’offerta formativa, sull’accessibilità e sull’edilizia scolastica. A Sestri Ponente abbiamo investito 31 milioni di euro in un polo scolastico: è così che si governa, con interventi concreti, non con la propaganda. La scuola deve essere un luogo di accoglienza e gentilezza. Per questo voteremo a favore del documento”, aggiunge.

Relativamente all’odg, sindaca e giunta sono impegnati a portare le criticità del limite del 30% a Governo e Parlamento durante la conversione del decreto, a chiedere un piano strutturale per l’italiano come seconda lingua e per l’inclusione scolastica, con risorse per docenti specializzati, compresenze e mediazione linguistico-culturale, e a sollecitare il Ministero perché rilanci un organismo nazionale stabile sull’integrazione degli alunni stranieri.

A livello locale è previsto un monitoraggio su spostamenti di studenti, formazione delle classi, trasporto scolastico e servizi di mediazione, insieme al potenziamento dei servizi di integrazione linguistica e culturale e dei progetti di sostegno alle famiglie. Il documento sarà trasmesso al Ministero, alla Regione Liguria e all’Ufficio Scolastico Regionale.

“Ci troviamo di fronte all’ennesimo documento redatto dalla sinistra genovese, ideologico e strumentale, che racconta bugie e distorce la realtà per fare pura propaganda politica sulla pelle dei nostri bambini e ragazzi, nonché delle istituzioni scolastiche. Il documento della sinistra dipinge uno scenario che non esiste e dimostra una profonda e colpevole, ma forse voluta, disinformazione sui contenuti e sulle finalità reali delle misure adottate dal governo – ribatte la capogruppo della Lega a Tursi Paola Bordilli – il decreto Scuola si configura come un piano strutturale di investimenti, dai 170 milioni di euro per il personale scolastico ai 21 milioni di euro in più per i buoni libro. Va poi ristabilita la verità sul parametro del 30% per gli alunni non italofoni. La narrazione secondo cui il tetto del 30% rappresenterebbe una discriminazione basata sulla cittadinanza è falsa: il criterio riguarda la conoscenza della lingua italiana. Gli studenti stranieri che parlano italiano o hanno già studiato in Italia sono esclusi dal calcolo e la soglia serve a evitare la formazione di “classi ghetto”, che finirebbero per penalizzare tutti gli studenti. Per le situazioni più complesse sono stanziati 3,4 milioni di euro per il 2027 e 14,1 milioni di euro annui a partire dal 2028 per corsi intensivi di lingua, affiancati dall’assunzione di circa 1.000 docenti L2. Senza dimenticare che, con il ministro Valditara, questo Governo ha già ottenuto un risultato storico: tre contratti collettivi in meno di quattro anni, con incrementi medi di 142 euro al mese per i docenti e 304 euro per il personale ATA. L’inclusione – conclude Bordilli – senza regole e senza conoscenza della lingua è un inganno: penalizza chi arriva e compromette il percorso di chi è già in classe. Basta demagogia e politicamente corretto”.




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