Liguria

De Rossi: la conferenza dopo Genoa – Fiorentina 2-1


Genova. De Rossi fa capire in sala stampa le emozioni personali e di gruppo dopo l’agognata prima vittoria in campionato. Un avvio complicato nonostante il mister sottolinei che “abbiamo lavorato nella stessa maniera dall’inizio del ritiro, io, staff, giocatori. Oggi abbiamo fatto un primo tempo eccezionale, poi magari ti gira diversamente, ma bisogna mantenere lucidità e pazienza, termine un po’ abusato. Ma se pensi che un giocatore è bravo, un allenatore è bravo, un preparatore è bravo, poi arrivano i risultati. Ringrazio la società per la pazienza, per la fiducia e anche per il tatto. Sono cinque partite su un’idea di farne 38 insieme. Sono tanto contento per me, per il mio staff, per Andrès.  Il calcio è così, bisogna mantenere un po’ di lucidità”.

Emotivamente De Rossi aspettava questo momento: “Questo è un lavoro che ti strattona. Sto al settimo cielo. Dopo Parma ero uno straccio. Ma le emozioni sono tante, quelle che viviamo negli avvicinamenti ai 90 minuti con chi ti manda un messaggio con una frase, chi viene in ritiro anche se non è convocato. Dopo il Sudtirol abbiamo festeggiato, ma mancava questo ed è arrivato in maniera bella dopo un primo tempo travolgente, speravo nel terzo gol perché ho detto ai ragazzi che questi dovevamo ammazzarli. Penso che questo schieramento lo riutilizzeremo, anche se giocare con la Fiorentina non è come giocare contro la Roma, non dobbiamo snaturarci, dobbiamo adattarci. Esterni alti alla Mastantuono ne abbiamo un po’ pochi.

Oggi nella mischia sono stati buttati gli acquisti giovani come Wiafe, per esempio: “Lui è stato in ballottaggio sino a stamattina. Oggi era un po’ troppo carico, ma lui ha una gamba impressionante, fisicamente anche, sono contento per il suo esordio. Tanti giocatori giovani si sono ritagliati uno spazio importante. Mi dispiace per Mitaj, che stava per entrare, ma Ehizibuè aveva i crampi e ho dovuto cambiarlo”.

Con Traoré in mezzo al campo la musica è cambiata: “La cosa migliore è buttarlo dentro anche se magari non è al top. Come Stephan sono giocatori da campo, anche lui ha fatto 55-60 minuti bene, poi la condizione fisica stava calando, come quella di Messias. Abbiamo giocatori importanti su cui contare. Oggi è rimasta fuori gente che ho stravoluto qui. Ai ragazzi ho detto: ‘Nell’arco della vostra carriera non vi ricorderete più quanti minuti vi facevano giocare, ma quanto sono stati importanti per voi’.

Con il cambio modulo la fase difensiva è migliorata: “Dovevamo cercare un pochino di spingerli fuori e di non abbassarci troppo dentro l’area. Soprattutto con squadre così forti che tendono ad abbassarti perché il controllo è sempre pulito e ogni palla può sembrare sempre decisiva. Altri giocatori un po’ meno tecnici dei vari Mastantuono si buttavano sempre dentro, è stata una prova di forza, di carattere, anche di organizzazione e di attenzione”.

La fase offensiva è stata retta da un Osmajic in stato di grazia: “Lui ha portato serenità, soluzioni, profondità, caratteristiche diverse dagli altri attaccanti che abbiamo che ricordano quelle di Ekathor ed Ekuban. Lui nella fase di mercato non era il primo della lista, ma sono contento di non aver preso i primi. Avevo paura delle capocciate che dava, non lo conoscevo ma ha portato energia, scherza, parla con tutti, è centrale nello spogliatoio. Per me è un acquisto incredibile, un direttore forte diceva ‘non devi prendere giocatori forti, ma giusti. Lui lo è”.

 




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