De profundis di Fiorello sulla tv: “Tutto pacchi e morbosità. Fortuna ci sono i tradimenti dei ministri”

“La televisione? Quella di adesso è tutta morbosità e pacchi. Io, per esempio, cambio proprio canale quando parlano di Garlasco” giura Fiorello. “Il morboso non è solo nei programmi di crime ma viene spalmato anche nei programmi di intrattenimento, a tutte le ore, anche nella mezza mattinata. Fortuna che c’è spesso qualche bello scandaletto sessuale nel governo…” Il de profundis comico di una televisione che non c’è più va in scena con il tono lieve dell’ironia di Fiorello e lo sguardo più malinconico del critico televisivo Aldo Grasso sul palco dell’Auditorium del Lingotto di fronte al pubblico del Salone del libro. “Rimane il duopolio tra Rai e Mediaset, anche se il pubblico è molto più frammentato e la Rai sarebbe il servizio pubblico” ammette con rimpianto Grasso. “Ma dai? E chi glielo va a dire? Sono almeno vent’anni che ci stanno proponendo gli stessi programmi – replica Fiorello -. Posso preannunciarvi già da ora che l’anno televisivo comincerà con Ballando con le stelle, poi ci sarà Amici di Maria De Filippi, C’è posta per te, Tale e quale, che indovinate? E’ sempre tale e quale. Tutti gli anni la stessa programmazione da vent’anni. E poi c’è Sanremo, il solo rito televisivo rimasto in vita”.
Fiorello, il solito mattatore, ripercorre la storia della sua carriera partendo da una lunga stagione di digiuno dalla tv. “Lavoravo nei villaggi turistici e lì la tv era proprio proibita. Quando qualcuno vuole denigrarmi ricorda che vengo da lì – racconta il comico – ma non sa che per me è invece un grande onore ricordare quei tempi”. Poi il tempo della scoperta del mondo reale e la forza di un successo tutto fortuna e casualità. Ogni passaggio è un piccolo sketch dei suoi. Applausi e risate intervallano il racconto. “C’è stato un periodo in cui volevo fare il ballerino – ha raccontato Fiorello – ero Di Martino prima di Di Martino. Io non ho avuto tempo di studiare, ho letto pochi libri”. Questo almeno lo hai letto? Chiede Grasso che è lì a presentare “Cara televisione” per Raffaello Cortina. “Questo a metà” risponde Fiorello. “Mi sento come Checco Zalone ai David di Donatello”.
Grasso lo incalza su come la televisione sia cambiata, e con lei il modo di fare spettacolo. Impossibile però portare Fiorello sulla linea della nostalgia. “Io sto benissimo – dice – perché sono pigro e non devo più lavorare come si lavorava ai varietà di una volta. Oggi bastano tre minuti di comicità da veicolare sui social e la giornata è fatta”. Ma, ammette, provare a inventare cose nuove è ancora il suo pallino. “E’ troppo facile replicare all’infinito i format di successo come fa la tv oggi”. Un impoverimento generale che è tangibile con la scomparsa della seconda serata. “Se non ci fosse stata la seconda serata in passato ci saremmo perduti Renzo Arbore ma anche Piero Chiambretti”. Sembra che il divertimento in tv lo creino solo i piccoli scandali della politica. “Anzi, sono preoccupato perché sono 48 ore che nessun ministro tradisce la moglie. Che gli ha preso a questi ministri? Il maschio a una certa età chissà che cosa gli capita? Non se lo sanno tenere nelle mutande. Il fatto è che questi ministri di adesso in gioventù non esercitavano, ora invece si trovano in una posizione di potere e quindi… qualcosa capita. Non è che prima fossero dei santi eh, soltanto prima non c’erano tutti i dagospia, le telecamere. Anche prima esercitavano”.
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