Daniele Novara: “Lasciare che i figli sbaglino per imparare è un approccio senza basi scientifiche”

C’è un’idea abbastanza diffusa tra le famiglie, che promette di insegnare l’autonomia ai bambini in modo rapido: lasciarli sbagliare perché provino sulla loro pelle le conseguenze delle proprie scelte.
Se non vuoi mettere l’impermeabile, ti bagnerai; se non mangi la cena, resterai a digiuno. Questo approccio, conosciuto con l’acronimo inglese Fafo (“Fucking Around and Find Out”, che in italiano si potrebbe tradurre con ‘fare sciocchezze e pagarne il prezzo’), viene però bocciato da Daniele Novara in un intervento sui suoi canali social.
Il mito dell’imparare dagli errori: cosa dicono le neuroscienze
Secondo il pedagogista, pensare che un bambino piccolo possa capire il valore di una regola vivendo un disagio fisico è un’illusione che non tiene conto di come cresce il cervello. Fino ai 10-11 anni, i figli non hanno ancora sviluppato pienamente il senso delle conseguenze: agiscono per istinto e uscire in maglietta mentre piove, per loro, è solo un impulso del momento che non genera alcun apprendimento profondo. Daniele Novara ha allontanato questo approccio dal metodo Montessori, scrivendo: “L’idea che i bambini debbano ragionare da soli non è il metodo Montessori, è il suo contrario”. A quell’età, il bambino ha bisogno di una guida adulta che sappia prevedere i rischi al posto suo, non di un vuoto educativo travestito da libertà.
Genitori e figli: il rischio di mettersi troppo alla pari
Il problema di fondo sembra essere la fatica di molti genitori nell’assumersi la responsabilità del proprio ruolo. Spesso si cerca di stare “alla pari” con i propri figli, dimenticando che educare richiede dedizione e, a volte, anche dei sacrifici personali. Novara è convinto che questa rinuncia alla propria autorità crei molta confusione: “Il ruolo genitoriale necessita impegno, dedizione, sacrificio. Non ci si può mettere alla pari con i figli”. Quando manca questa asimmetria necessaria, i bambini si ritrovano senza punti di riferimento, con ripercussioni che arrivano fin dentro le aule scolastiche.
Le conseguenze visibili: stanchezza e neurodiagnosi
Proprio negli studi medici e nelle scuole, infatti, secondo Novara, si nota un aumento preoccupante di neurodiagnosi, dai disturbi dell’attenzione allo spettro autistico, fino alla dislessia e alla disgrafia. Spesso, dietro questi segnali, c’è una cattiva gestione dei bisogni primari, come il sonno.
Il pedagogista ha citato casi di bambini di soli 4 anni che arrivano a perdere fino a tre ore di riposo a notte perché i genitori aspettano che “crollino” da soli: “L’unica conseguenza è che perdono almeno tre ore di sonno a notte con ripercussioni tragiche”. In una società che spesso colpevolizza le famiglie senza aiutarle, i bambini finiscono per pagare il prezzo più alto di questa incertezza educativa.
Source link




