Dal «no» al fumo alla nutrizione ai caregiver: la lotta ai tumori si fa in squadra ma parte da noi
Basta guardare i dati sul fumo: 105mila sono le diagnosi correlate in Italia pari a un terzo del totale (27%) dei 390mila casi di cancro stimati nel 2025 nel nostro Paese. Ce lo dice l’Aiom, l’Associazione degli oncologi medici, che con la sua Fondazione e con le Fondazioni Airc e Veronesi è impegnata nella raccolta firme per la legge di iniziativa popolare volta ad aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da nicotina. Una proposta che sta procedendo spedita con le 18mila firme già raccolte in poco più di dieci giorni grazie all’adesione alla campagna – cui hanno aderito 30 società scientifiche e oltre 15 associazioni – sulla piattaforma del ministero della Giustizia. «Siamo soddisfatti ma serve un ulteriore sforzo per arrivare alle 50mila firme necessarie», avvisa il presidente Aiom Massimo Di Maio in occasione del World Cancer Day del 4 febbraio, all’insegna del motto “Unite by Unique” scelto per il triennio 2025-2027.
I fattori di rischio
Di Maio ricorda come sia proprio il fumo il principale fattore di rischio oncologico ma che anche sugli altri bisogna incidere per invertire la rotta sugli stili di vita scorretti. Una responsabilità che parte da ciascuno di noi e che va supportata da uno sforzo collettivo e da un lavoro di squadra nei casi in cui la malattia in ogni caso si manifesti. Ma se l’Oms certifica che 4 tumori su 10 potrebbero essere evitati cambiando abitudini e contrastando infezioni e inquinamento ambientale, allora è da lì che bisogna partire. Non solo dal “no” al fumo ma anche all’alcol che come ricorda Silvio Garattini è cancerogeno e infatti è correlato a 7 tipi di carcinoma, e dal controllo del peso visto che l’eccesso è correlato in questo caso a ben dodici tipi di tumore. I dati ci dicono che oggi siamo lontanissimi da questa consapevolezza e che c’è un grande margine di miglioramento, se il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario.
Più risorse per l’innovazione
«La prevenzione rappresenta lo strumento per ridurre il numero dei casi di tumopre e per sostenere l’incremento delle uscite per cure innovative – continua Di Maio -. Nel 2024, la spesa pubblica per farmaci è stata pari a 5,4 miliardi, in aumento del 13,8% sul 2023 e pari al 20% della spesa farmaceutica pubblica totale. L’innovazione non è solo un costo ma salva vite e per questo è strategico liberare risorse dove si può intervenire».
E a ricordare quanto l’innovazione viaggi veloce è la presidente eletta Aiom Rossana Berardi, che presiede anche Women for Oncology: «Il minimo comune denominatore – spiega – è rappresentato proprio dalla personalizzazione della cura verso il paziente, sia dal punto di vista della struttura organizzativa, sia dei bersagli terapeutici che consentono una profilazione più estesa – oggi esistono meccanismi di resistenza nuovi per alcune patologie e al momento il paradigma più importante è quello del tumore al polmone – sia dei farmaci ed è questo il caso degli anticorpi farmaco coniugati. Quest’ultimi uniscono la vecchia tecnologia della chemioterapia a quella nuova degli anticorpi monoclonali, diventati una realtà affermata nel tumore al seno ma contemporaneamente testati ed in via di approvazione per quelli in altre sedi del corpo. Di fatto – prosegue Berardi – si tratta di una terapia trasversale alle diverse tipologie di tumore per i quali lo stesso farmaco è in fase avanzata di sperimentazione, con particolare riferimento a quelli al polmone e allo stomaco. Stiamo inoltre cercando nuovi bersagli per la profilazione genetico molecolare anche in strutture più sofisticate – riferisce poi Berardi -: È ora possibile procedere con profilazioni più estese di alcune decine e centinaia di geni, e questo rappresenta il preludio alla possibilità di sviluppare terapie più mirate e nuove rispetto a quelle esistenti».
Il calo della mortalità
Il miglioramento, anche se i dati sono ancora sotto-target, nell’adesione agli screening e le cure di frontiera hanno intanto portato a una preziosa diminuzione della mortalità: nel nostro Paese, nel 2026 rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne. Sono dati migliori nel confronto con la media europea (-7,8% negli uomini e -5,9% nelle donne nel 2026 rispetto al periodo 2020-2022). «In Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito», sottolinea Massimo Di Maio.
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