Friuli Venezia Giulia

dal carcere un libro che scuote


È Alaa Faraj il vincitore del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani 2026. L’annuncio è arrivato oggi, martedì 14 aprile, dalla presidente della giuria Angela Terzani Staude. Il riconoscimento è stato assegnato al libro “Perché ero ragazzo” (Sellerio, 2025), definito dalla giuria “una storia esemplare di dignità e coraggio”.

La storia: dalla Libia al carcere

Alaa Faraj, nato a Bengasi nel 1995, era uno studente di ingegneria e una promessa del calcio. Nel 2015, a vent’anni, decide di lasciare la Libia devastata dalla guerra civile e tenta la traversata verso l’Europa. Durante il viaggio, 49 persone muoiono soffocate nella stiva dell’imbarcazione. Dopo un’indagine rapida, Faraj viene accusato di essere tra i responsabili e condannato a 30 anni di carcere. Una vicenda che la giuria definisce “un incubo chiamato giustizia”, ma anche il punto di partenza di una trasformazione personale.

La scrittura come libertà

In carcere Faraj studia, impara l’italiano e inizia a scrivere. Nascono così le lettere indirizzate ad Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto, che diventano poi un romanzo. Un racconto in presa diretta, costruito con una lingua appresa tra le mura del carcere, che restituisce una testimonianza potente e autentica. “Non voglio un risarcimento economico. Voglio la mia dignità”, scrive Faraj, continuando a dichiararsi innocente e a chiedere giustizia.

La premiazione a Udine

Il libro sarà protagonista della serata finale del Premio Terzani, in programma sabato 9 maggio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, alle ore 21, all’interno del festival vicino/lontano (7-10 maggio). A consegnare il premio sarà Angela Terzani. La partecipazione dell’autore resta legata alle autorizzazioni delle autorità competenti, mentre sono previsti interventi di ospiti, studiosi e giornalisti, oltre a momenti musicali e letture sceniche.

Una storia che chiede giustizia

La giuria ha premiato un’opera che non cerca pietà, ma giustizia. Un racconto che attraversa guerra, migrazione e carcere, trasformandosi in una testimonianza diretta capace di interrogare lettori e coscienze.


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