Scienza e tecnologia

Crossfire rivoluziona gli sparatutto? Un FPS narrativo che vuole cambiare le regole del genere

Nel corso della serata della Summer Game Fest è stato finalmente tolto il velo da un progetto a lungo chiacchierato tra gli appassionati. Ci stiamo riferendo al nuovo gioco di That’s No Moon, una software house che vanta tra le sue fila alcuni veterani del settore che hanno lavorato in Bungie, Activision e Naughty Dog. Ed è proprio da questo team di sviluppatori non proprio di primo pelo che è nato Crossfire. Avete capito bene, il primo gioco dello studio non sarà una proprietà intellettuale nuova di zecca, ma un single player nato dalla collaborazione con Smilegate che proverà a porre l’accento sull’universo dietro lo sparatutto multiplayer che, sebbene qui in occidente non sia così famoso, in oriente è una hit senza precedenti (2 miliardi di giocatori nel corso di vent’anni non sono pochi).

Sebbene il trailer d’annuncio sia stato mostrato per la prima volta sul palco dell’evento presentato da Geoff Keighley, abbiamo avuto l’opportunità di assistere ad una presentazione a porte chiuse in cui ci è stato presentato nel dettaglio questo nuovo progetto, che sembra avere tutte le carte in regola per dare una scossa al genere d’appartenenza.

Alleanze improbabili

Non vi nascondiamo che la scoperta dell’IP alla base di questo progetto ci ha sorpreso non poco, così come la palese volontà da parte di Smilegate di provare quasi a far finta che la disastrosa campagna single player realizzata da Remedy per CrossfireX non sia mai esistita. Gli stessi sviluppatori, non senza una certa spocchia, si riferivano al loro gioco come il primo vero titolo narrative driven ambientato in questo universo.

Che apprezziate o meno l’FPS orientale, però, non sembrerebbe avere grande rilevanza. Pur essendo legato al brand, il gioco si presenta come un prodotto perfettamente godibile anche da chi non abbia la benché minima idea di cosa sia il titolo Smilegate, poiché si tratta a tutti gli effetti di un’IP priva di una forte caratterizzazione, elemento che ha giocato indubbiamente a favore di That’s No Moon.

Questo Crossfire è uno sparatutto con visuale in terza persona esclusivamente single player e con una spiccata componente narrativa.

Non possiamo rivelarvi troppi dettagli sulla storia alla base del gioco, che ruota attorno a due protagonisti: Layla e Cross. La prima è interpretata da Claudia Doumit, volto ben noto soprattutto a chi ha visto la serie Amazon di The Boys, invece l’altro protagonista vanta voce e fattezze di Ricky Whittle, che conoscerete probabilmente per via della sua presenza in American Gods. I due sono entrambi soldati particolarmente abili, ma pare abbiano filosofie di vita diametralmente opposte e che, a causa di circostanze non ben definite, si ritrovano a dover unire le forze per fare fronte ad una pericolosa minaccia globale. Non sembrerebbe comunque trattarsi di un semplice conflitto tra grandi potenze e, a giudicare da alcuni dettagli del trailer, pare che vi sia una qualche sorta di infezione o mutazione che è probabilmente centrale nella comprensione di ciò che sta accadendo.

Pur senza scendere troppo nel dettaglio, gli sviluppatori ci hanno svelato che c’è un elemento che Crossfire eredita dai capitoli multigiocatore della serie: nessuna delle fazioni in gioco può essere inquadrata come quella dei ‘buoni’ o dei ‘cattivi’. È stato inoltre confermato che non ci sono scelte morali e ogni evento è stato pensato certosinamente per rendere il racconto coinvolgente, con colpi di scena d’impatto.

Una meccanica rivoluzionaria?

Se per tutto quel che riguarda l’intreccio narrativo dobbiamo fidarci di quel poco che ci è stato raccontato dagli sviluppatori, il discorso è ben diverso quando si parla di gameplay. Da questo punto di vista, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire per bene quelle che sono le dinamiche di gioco alla base di Crossfire, che si pone come uno sparatutto molto interessante e, almeno sulla carta, rivoluzionario.

Di base, Crossfire appartiene al genere comunemente noto come ‘sparamuretto’, ovvero è uno shooter con telecamera alle spalle del protagonista in cui è essenziale trovare riparo durante gli scontri. In That’s No Moon, però, erano stanchi di un level design tradizionale che suggerisse in modo palese quali oggetti dello scenario fossero una possibile copertura e quali no, limitando per certi versi anche la creatività degli sviluppatori.

È così nata l’idea che ha portato, dopo enormi sforzi, alla realizzazione dell’Adaptive Cover. In Crossfire non esistono vere e proprie coperture, almeno non nel senso classico del termine. Il personaggio, quando vi è un conflitto a fuoco in corso, si muove in modo tale da cercare riparo dietro qualsiasi elemento in rilievo in giro per lo scenario, che si tratti di un’automobile o di una piccola duna. Il corpo cerca quindi di adattarsi in base alla forma e alle dimensioni dell’oggetto che in quel momento viene utilizzato per evitare il fuoco nemico, il tutto con animazioni sempre molto credibili.

Il comparto tecnico, almeno per quello che ci è stato fatto vedere, sembra essere di prim’ordine e vanta modelli poligonali parecchio definiti, scenari ricchi di dettagli e animazioni fluide, che siano esse legate alle movenze dei personaggi o ai movimenti facciali.

Tornando all’Adaptive Cover, c’è un aspetto sul quale il team è stato molto chiaro: questa tecnologia è stata possibile principalmente grazie ad un vantaggio che molti altri studi non hanno, ovvero il performance capture studio in quel di Los Angeles, nel quale sono state realizzate tutte le animazioni tramite motion capture. Non solo, poiché dietro l’Adaptive Cover c’è anche uno studio che ha coinvolto militari esperti e che è stato condotto sul campo (di cui abbiamo potuto vedere anche alcune clip), proprio per scoprire come un soldato si posiziona nella miriade di possibili situazioni che potrebbero verificarsi. Insomma, si tratta di una gimmick che ha tutto il potenziale per dare una scossa al genere e non andrebbe sottovalutata.

Oltre ad aver visto diversi filmati più ‘tecnici’ dell’Adaptive Cover, abbiamo anche potuto osservare un’intera missione di Crossfire, ma vi diciamo subito che abbiamo le mani legate e non possiamo scendere troppo nel dettaglio di quello che ci è stato mostrato. Vi basti sapere che il titolo non sembra l’ennesimo sparatutto in terza persona, ma propone uno stile di gioco che a tratti ricorda quello dei vecchi Ghost Recon, con una gestione dell’inventario molto vicina ai moderni extraction shooter.

Parliamo quindi di un gioco molto tattico, in cui bisogna riflettere prima di agire e dove è sempre preferibile la furtività ad azioni rocambolesche. Sembrerebbe anche che il nostro alleato non riceva ordini, visto che That’s No Moon ha voluto fare in modo che il compagno agisse per conto proprio, così da proporre un’esperienza più realistica.


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