Cultura

Crack Cloud – Peace and Purpose

Sono passati sei anni dal loro esordio del 2020 “Pain Olympics”, anni in cui il collettivo di Vancouver non ha mai sbagliato un colpo, una band che conosco dal loro primo brano e che ho seguito sempre con interesse e ammirazione.

Credit: Press

Sono troppo vecchio e disincantato per considerarmi un fan di qualcuno ma, se un paradosso temporale li facesse piombare verso la fine degli anni 70, allora questa band sarebbe stata li a contendersi il podio tra le mie band preferite nate dalle macerie del punk.

I Crack Cloud interpretano il punk in una dimensione artistica, possiamo parlare di art punk, di quella capacità di lavorare un genere mantenendone lo spirito ma riuscendo a mantenerlo vivo e renderlo personale, eh già proprio espressioni artistiche un po’ come fecero i Devo, uno dei primi a combinare con innata qualità un sound prettamente punk all’elettronica o i nostri CCCP capaci di riproporre un punk ormai morto creandoci sopra un mondo basato su un ideologia che come il punk era ormai deceduta (attitudine che all’epoca dei loro inizi interpretai erroneamente come fintamente costruita nello spirito tipico del punk).

Nel loro ultimo album “Red Mile” il collettivo si era espresso in maniera più immediata rispetto al loro passato, concedendo alcuni brani tipo “The Medium” o “Lost On The Red Mile” con un punk orecchiabile alla Clash dei loro successi mondiali, brani fantastici sia chiaro che sembravano dare loro una direzione diversa.

In realtà le notizie che arrivavano prima dell’uscita di “Peace and Purpose” sembravano non confermarlo, sia per la volontà di un ritorno alle origini sia per il fatto che Zach Choy ( deus ex machina di tutto il progetto ) sembrava aver preso in mano completamente la situazione, lavorando all’album come da lui dichiarato nel suo seminterrato dove è stato scritto e registrato con strumenti e oggetti di fortuna.

Veniva il pensiero che questo nuovo album sarebbe stato fatto in solitaria con intenzioni minimali e la voglia di creare qualcosa di più “grezzo” e immediato, quando è uscito il primo singolo “Safe Room” sembrava che fosse questa la direzione, un pezzo minimalista con evidente presenza elettronica, e la cosa sinceramente mi aveva un po’ preoccupato.

Una preoccupazione svanita quando ho potuto ascoltare l’intero album, un lavoro che possiamo riassumere nella sua copertina: un groviglio di fili che, in un primo momento preoccupa, ma che poi osservandolo bene assume un senso preciso.

Ecco “Peace & Purpose” ascoltandolo bene si apre come un fiore in mezzo alla spazzatura, art punk che non concede sconti e non vuole fare l’occhiolino all’ascoltatore, è espressione prima personale e poi per gli altri, nasce come un esigenza prima di essere un piacere per chi lo ascolta.

Ovviamente non è un album facile capace di catturarti al primo ascolto, anche chi li segue da sempre potrebbe pensare in fondo prima o poi un album dovevano pure sbagliarlo, ma non è così il lavoro cresce ad ogni ascolto restituendo i Crack Cloud in purezza.

Se l’inizio è votato ad un suono minimale, chitarra acustica per “Peace & Purpose” ed elettronica vintage per “Peace & Purpose”, ci pensa “Not The Same Thing” a rimettere le cose a loro posto suonando come dei Ramones lo-fi immersi nell’acido, e “Life On A Farm” con accenni di chitarra reggae.

Mi limito a citare “Stop Cutting Me Down” dove ricordano gli Adam And The Ants spogliati dai loro tamburi e dalla voglia pop ma mantenendo una grezza tribalità e i cori, mentre nel testo Zach si esprime a difesa degli alberi … don’t give a fuck about your paper About your cardboard, about your wooden house Stop cutting me, stop burning me… e concludendo con una motosega, seguito da “Shut The Fuck Up” che concede una tregua melodica alla Clash non rinunciando però ad attimi weird, “Thoughts On My Faith” delicata e sognante almeno fino a quando la chitarra non decide di interrompere la quiete.

L’album chiude con la bella “Truth In Trauma” dove, tra introspezione e purificazione dal dolore, tornano alcuni temi classici della band, un pezzo di elettronica dove la chitarra e la voce di Zack creano la giusta tensione emotiva.

I Crack Cloud danno sempre questo senso di indipendenza e libertà espressiva, se ne fregano di quello che ti aspetti e per questo sono unici, inarrivabili e assolutamente centrati proprio per il fatto di essere semplicemente quello che vogliono essere.


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