Veneto

così è morto Lorenzo Cristea


Meno di un minuto. E’ il tempo intercorso fra la coltellata fatale, scagliata in pieno petto e che ha reciso l’aorta, e la morte di Lorenzo Cristea, freddato da da tre fendenti. Il ventenne di Trebaseleghe arrivò in ospedale quando era già morto. È uno dei passaggi più drammatici emersi nell’udienza di oggi del processo per l’omicidio del giovane, ucciso all’alba del 4 maggio 2025 in via Pagnana, a Castelfranco Veneto, a poca distanza dalla «Baita al Lago», fatti per i quali sono a processo, accusati di omicidio volontario in concorso, il 22enne Taha Bennani (difeso dagli avvocati Fabio Targa e Paola Miotti) e il 20enne Badr Rouaji, 20 anni (difeso dall’avvocato Fabio Crea). Oltre che della morte di Cristiea devono rispondere anche di tentato omicidio e lesioni aggravate. Bennani, che contrariamente all’amico (adesso ai domiciliari) si trova ancora in carcere, è accusato anche di porto abusivo di un coltello.

A ricostruire gli ultimi istanti di vita di Lorenzo è stato Alberto Furlanetto, il patologo che eseguì l’autopsia. Una ricostruzione la sua che, partendo dalle ferite, ha restituito alla Corte d’Assise la rapidità con cui si consumò la tragedia. La lesione mortale fu provocata da una lama a serramanico. La coltellata penetrò nel torace e recise l’aorta, provocando una massiccia emorragia interna. Il sangue, oltre a spruzzare fuori fintanto che il muscolo cardiaco rimase funzionante, si raccolse nel pericardio, la membrana che avvolge il cuore, comprimendolo fino a impedirne il normale funzionamento. Da quel momento, ha spiegato il medico legale, il tempo rimasto a Lorenzo fu brevissimo: la sua vita durà non più di dieci battuti cardiaci.

Le altre ferite raccontano invece di una sequenza di colpi che avrebbe preceduto o accompagnato quello fatale. Due lesioni ai fianchi raggiunsero i polmoni e provocarono un pneumotorace. Ferite importanti, ma che, secondo quanto riferito, non sarebbero state di per sé sufficienti a provocare la morte. Poi c’è quella alla mano sinistra. Una ferita da arma da taglio e da punta che, per le sue caratteristiche, potrebbe essere compatibile con un gesto di difesa. Lorenzo avrebbe cercato di proteggersi, in quei concitati istanti, prima che uno dei fendenti raggiungesse l’aorta.

Nel procedimento, imputati per rissa aggravata, ci sono anche due amici della vittima, Alessandro Bortolami (difeso dall’avvocato Luca Dorella e che è il ragazzo nei cui confronti fu perpetrato il tentanto omicidio) ed Emanuele Biliato (difeso dall’avvocato Pierantonio Menapace). Altri tre giovani hanno già definito la loro posizione con un patteggiamento a nove mesi.

Al centro del dibattimento resta la ricostruzione di quella notte e soprattutto di ciò che accadde dopo il primo scontro all’interno del locale fra Bennani e Rouaji da una parte e la compagnia di Cristea dall’altra. Per la Procura la rissa sarebbe proseguita all’esterno e si concluse con il tragico epilogo. Nel corso dell’udienza odierna sono stati ascoltati anche una ragazza e il padre – che tornavano in macchina dalla discoteca – testimoni dello scontro. E un parcheggiatore della “Baita al Lago” che fu una delle due persone a trovare il coltello, nascosto nel mezzo di una siepe, con cui sarebbe stato accoltellato il 20enne.

«Le dichiarazioni importanti del medico legale Alberto Furlanetto – ha detto l’avvocato Fabio Crea – hanno confermato la compatibilità delle ferite mortali sul povero Christea con quello che è il coltello sequestrato, su cui peraltro non ci sono tracce genetiche da parte del Badr, che tra l’altro è una delle uniche persone che non aveva sangue addosso, sui vestiti e sulla scarpe».


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