Società

Cosa si può chiamare olio extravergine e cosa no? Una circolare ministeriale cambia le regole delle etichette


Soddisfatta la Coldiretti: ora più controlli

La misura è stata accolta con soddisfazione da Coldiretti e Unaprol. «Un passo importantissimo – si legge in una nota – cui ora dovrà seguire il rafforzamento del sistema dei controlli attraverso nuove metodologie analitiche, il potenziamento della rete dei laboratori e l’allineamento delle banche dati dogane, Icqrf, Agea per un potenziamento del Sian. Risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura isotopica possono consentire di accertare con precisione l’origine dell’olio e devono poter essere utilizzate anche come prove in sede giudiziaria, per fermare chi penalizza i produttori italiani pagandoli al di sotto dei costi di produzione».

L’industria: intervenire a livello Ue contro le disparità

«Introdurre il divieto di miscelare vergine ed extravergine – commenta la presidente del Gruppo Oliva di Assitol (l’associazione delle industrie olearie italiane), Dora Desantis – è un tema di cui si può discutere, ipotizzando una norma come quella della circolare del ministero. Ciò che lascia perplessi, però, è il metodo, perché su una questione di questa portata nessuno è stato coinvolto. Inoltre, la normativa Ue consente da tempo la miscelazione tra olio vergine ed extravergine e sia il ministero dell’Agricoltura sia le istituzioni europee hanno riconosciuto questa possibilità nei rispettivi documenti. La stessa circolare appena pubblicata ricorda che tale divieto non è previsto dall’attuale quadro normativo. Se si ritiene necessario rivedere le regole, allora occorre intervenire a livello europeo, avviando il confronto nelle sedi competenti, a partire dal Gruppo di dialogo civile della Direzione generale Agricoltura della Commissione Ue, per poi modificare il regolamento».

«Diversamente – conclude la presidente Desantis – si rischia di creare un disallineamento tra le regole applicate in Italia e quelle in vigore nel resto d’Europa. In un mercato globale, dove gli operatori degli altri Paesi possono continuare a realizzare queste miscele, introdurre un vincolo esclusivamente nazionale si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo per le imprese italiane, senza incidere realmente sulle dinamiche del mercato».


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