Società

“Cosa possiamo fare?”: la risposta di Dacia Maraini al senso di impotenza dei giovani

Il dialogo con le nuove generazioni porta spesso a galla interrogativi profondi e un diffuso disorientamento di fronte alla complessità della realtà odierna.

Dacia Maraini, nel corso dell’intervista rilasciata alla nostra testata, ha affrontato proprio questa tematica, partendo dalle domande che frequentemente riceve da studenti e studentesse durante i suoi incontri nelle scuole.

Il senso di impotenza

Alla base di molti dei timori giovanili c’è, secondo la scrittrice, una sensazione di inadeguatezza rispetto alle emergenze globali. “Cosa possiamo fare?” è la domanda ricorrente, espressione di un “senso di impotenza che è grave sulle nuove generazioni”.

Maraini ha rintracciato l’origine di questo sentimento in una cultura fortemente individualista: “c’è un individualismo, è una cultura dell’individuo piuttosto che della collettività, del gruppo, dell’insieme delle persone e questo porta a un senso di impotenza”. Di fronte a scenari drammatici – “Il mondo sta bruciando, ci sono guerre dappertutto, ci sono situazioni difficilissime” – l’individuo isolato si sente sopraffatto.

La responsabilità e il “noi”

La risposta a questa rassegnazione risiede nel recupero della dimensione collettiva e nell’assunzione di responsabilità. La scrittrice invita a non arrendersi all’inerzia: “non dire tanto io non posso fare niente, ma non è vero, possiamo tutti fare se ci mettiamo insieme, se coltiviamo noi anziché l’io”.

L’azione condivisa, basata sull’aggregazione, diventa quindi la strada maestra da imboccare per superare l’impotenza. Maraini ha ricordato come i grandi cambiamenti nascano spesso dal basso, portando l’esempio delle mobilitazioni giovanili, e ha ribadito che ogni potere “ha bisogno di un consenso”. Attenzione, però: la via indicata non contempla lo scontro, bensì l’impegno civile: “se ci si mette insieme e insieme si protesta o comunque si dice quello che si vuole, non con la violenza… ma con la responsabilità, con la parola, col pensiero, con la presenza e le cose cambiano”.

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