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cosa nasconde Sarah Paulson alla figlia disabile? Il finale scioccante del thriller ispirato a una storia vera



In Run, il rapporto tra madre e figlia si trasforma in un incubo psicologico sempre più inquietante. Ecco perché il finale del thriller con Sarah Paulson, ispirato ad una storia vera, ribalta completamente la storia.

Se cercate un thriller psicologico in grado di mettervi davvero a disagio, Run è ciò che fa per voi. Diretto da Aneesh Chaganty e uscito nel 2021, il film vede Sarah Paulson nei panni di una madre tanto premurosa quanto inquietante, il cui rapporto con la figlia disabile diventa sempre più disturbante, scena dopo scena. Ma ciò che rende Run ancora più inquietante è un finale sconvolgente, che ribalta completamente il rapporto tra i due personaggi principali. E il fatto che la storia non sia del tutto inventata, ma affondi le sue radici in una delle forme di manipolazione più inquietanti mai raccontate.

Una madre ossessiva e segreti scioccanti: di cosa parla Run

Il film segue Chloe Sherman (Kiera Allen), un’adolescente costretta sulla sedia a rotelle e cresciuta in totale isolamento dalla madre Diane (Paulson). La donna dedica ogni momento della sua vita alla figlia, controllandone alimentazione, medicine, studio e movimenti. Apparentemente sembra soltanto una madre iperprotettiva, ma col tempo il suo comportamento inizia a diventare sempre più preoccupante. Chloe, che ha sempre studiato a casa e dipende completamente dalla madre, comincia infatti a notare strani dettagli: pillole con etichette sospette, documenti nascosti e improvvisi problemi alla connessione internet ogni volta che prova a cercare informazioni online. La ragazza capisce così che, dietro l’amore ossessivo di Diane, potrebbe nascondersi qualcosa di molto più oscuro. Uno degli aspetti più interessanti del film riguarda proprio il casting di Kiera Allen, che nella vita reale utilizza davvero una sedia a rotelle. I produttori hanno infatti scelto di affidare il ruolo a un’attrice con disabilità reale, decisione piuttosto rara a Hollywood per personaggi di questo tipo.

Run è tratto da una storia vera?

Pur non essendo basato ufficialmente su una singola vicenda realmente accaduta, Run prende chiaramente ispirazione da casi veri di Sindrome di Münchausen per procura. Si tratta di un disturbo psicologico in cui un genitore o un tutore provoca o inventa malattie nella persona di cui si prende cura, con l’obiettivo di attirare attenzione e compassione. Il riferimento più evidente è quello al caso di Gypsy Rose Blanchard, diventato famoso anche grazie alla serie TV The Act. Per anni, Gypsy è stata convinta dalla madre Dee Dee di soffrire di gravissime patologie, tra cui leucemia e distrofia muscolare.

Costretta a usare una sedia a rotelle, sottoposta a farmaci e operazioni inutili, la ragazza era completamente dipendente dalla madre, che nel frattempo riceveva aiuti economici e sostegno pubblico. Nel 2015 la situazione esplose tragicamente: Gypsy Rose, insieme al fidanzato conosciuto online, Nicholas Godejohn, organizzò l’omicidio della madre. Il caso scioccò l’opinione pubblica e divenne uno degli esempi più noti di Münchausen per procura, influenzando chiaramente anche l’atmosfera e i temi di Run.

Il finale spiegato: cosa scopre davvero Chloe

Nel finale del film, Chloe riesce finalmente a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle. Dopo un tentativo di fuga fallito, viene rinchiusa nel seminterrato della casa, dove scopre documenti sconvolgenti: una lettera di accettazione al college mai consegnata, fotografie che la mostrano in piedi da bambina e soprattutto il certificato di morte della vera figlia biologica di Diane, poche ore dopo la nascita. Ma non è finita, perché la verità è ancora più devastante. Chloe è stata rapita da neonata e drogata per tutta la vita dalla donna che credeva sua madre. Le malattie di cui soffre non sono reali, ma causate dagli effetti collaterali dei farmaci che Diane le ha somministrato per anni.

Ossessionata dal desiderio di essere madre e traumatizzata dalla perdita della propria bambina, la donna ha costruito una prigione fatta di manipolazione, dipendenza e controllo psicologico. Nel finale, Chloe riesce a liberarsi definitivamente e fa internare Diane in una struttura detentiva psichiatrica. Tuttavia, il film si chiude con una vendetta silenziosa e inquietante: la ragazza inizia a somministrare alla donna le stesse pillole che, per anni, sono state usate contro di lei, suggerendo che il trauma subito potrebbe aver lasciato segni profondissimi anche sulla protagonista.

Gli Easter egg horror nascosti nel film

Run contiene inoltre alcuni riferimenti nascosti al mondo di Stephen King. Quando Chloe prova a chiamare il 411, la voce automatica cita infatti Derry, la cittadina immaginaria comparsa in molti romanzi dello scrittore. Anche il nome della farmacista, Kathy Bates, è un chiaro omaggio all’attrice protagonista di Misery non deve morire, uno dei thriller più celebri tratti dalle opere di King.



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