cortei da Torino a Roma contro Valditara
Da Torino a Messina, passando per Genova, Modena, Ancona e Roma.
Da nord a sud, studenti, docenti e Ata sono scesi in piazza per contestare la riforma degli istituti tecnici messa in campo dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara con il decreto del 19 febbraio scorso.
Con le bandiere della Flc-Cgil, del Sindacato generale di base, dell’Usb e della Rete degli studenti medi hanno protestato contro il percorso quadriennale di scuola superiore collegato in modo diretto a due anni negli Its Academy (Istituti Tecnologici Superiori). Hanno detto no ai nuovi quadri orari che andrebbero a diminuire le ore delle discipline umanistiche a favore di una progressiva specializzazione così come all’introduzione della Formazione lavoro (ex Ptco, ex scuola alternanza/lavoro) già dal biennio.
Secondo la Cgil, lo sciopero ha visto un’alta partecipazione. A Bologna, la protesta è stata particolarmente sentita all’ istituto Aldini Valeriani, dove nessuna classe è entrata e l’adesione ha superato l’80%. Sulla riviera romagnola, a Rimini, il sostegno allo stop ha raggiunto il 70%,
coinvolgendo l’Istituto tecnico Guerra di Novafeltria e il Marco Polo. Sempre nella stessa regione, al Salvemini e al Belluzzi la mobilitazione ha superato la metà del personale. A Imola, invece, si registra un 70% di adesione al “Paolini-Cassiano” mentre l’Iitis Alberghetti si arriva al 55%.
Diversi i numeri forniti dal ministro Valditara che a Radio Uno ha detto: “L’adesione complessiva di tutte le scuole è dell’1,78% – ha affermato il ministro – se ci limitiamo soltanto agli istituti tecnici e allo sciopero indetto in particolare dalla Cgil l’adesione è del 6,1% per i docenti, del 5,22% se si considera anche il personale Ata”. Quindi, ha concluso, “è uno sciopero che, secondo i dati che sono pervenuti al ministero che riguardano circa il 45% delle scuole italiane, possiamo considerare sicuramente non riuscito”
Entrando nel merito della riforma, il pacchetto Valditara prevede, tra le altre cose, una ridefinizione degli indirizzi di studio superando il modello del biennio unitario, dei quadri orari, l’anticipazione al secondo anno dell’alternanza scuola/lavoro, l’introduzione della disciplina “scienze sperimentali” che ingloba le materie scientifiche tradizionali, il taglio delle ore di geografia e la possibilità di destinare una parte delle ore all’autonomia delle istituzioni scolastiche per sviluppare progetti
collegati al territorio.
“Parliamoci chiaro. Il 4+2 toglie un anno alla didattica per spingere le persone – spiega Tiziano Santoboni al quarto anno del “Von Neumann” – verso gli Its Academy vere e proprie accademie professionalizzanti biennali, nate per formare tecnici specializzati in settori strategici (come moda, meccanica, digitale, agroalimentare, mobilità) in stretta collaborazione con le imprese. Queste realtà costeranno migliaia di euro a noi ragazzi. L’ennesimo modo per disincentivare la nostra autonomia,
l’uscita dalla famiglia”. Per lo studente “i tecnici diventeranno un giardino dove far crescere i nuovi lavoratori per le aziende”.
L’obiettivo del ministero di garantire più ampie opportunità di occupazione qualificata per i giovani e la possibilità di scegliere tra l’ingresso diretto nel mondo del lavoro dopo il quadriennio, il percorso negli Its Academy per diventare Tecnico Superiore oppure ancora l’iscrizione all’università, non è stato digerito da molti. “Oggi le nostre scuole – sottolinea Gian Luca Capasso, rappresentate d’istituto del Galileo Galilei di Roma, al quarto anno di informatica e telecomunicazioni – ci permettono dopo i cinque anni di affrontare qualsiasi corso all’ateneo. È evidente che in futuro – pur non
essendo impossibile – sarà in ogni caso più difficile perché fin dai primi anni gli studenti saranno indirizzati verso moduli professionalizzanti”.
Il compagno Alessandro Colangeli pensa al taglio delle ore delle materie umanistiche che preoccupa anche i professori: “Valditara dice di aver sentito le Consulte studentesche ma bastano? È sufficiente per fare una riforma di questo genere?”. Infine, Domenico Gioberti che è all’alberghiero riflette su chi dovrà fare l’alternanza scuola/lavoro
a 15 anni: “Io già oggi, per un mese l’anno, lavoro gratuitamente per 36 ore settimanali con una sola mezz’ora di pausa su sette giornaliere. Questa non è scuola. E con la riforma a dover subire questo trattamento saranno ragazzi ancora più giovani”.
“Il Ministro Valditara tiene più agli interessi delle grandi aziende che alla scuola”, spiega Bianca Piergentili, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. Per Gianna Fracassi della Flc Cgil si sta subordinando “l’istruzione alle esigenze delle imprese, indebolendo il valore nazionale del titolo di studio e accentuando le disuguaglianze territoriali, con un intervento che svuota il ruolo della scuola come presidio costituzionale di formazione critica e libera e la riduce a
strumento funzionale alle esigenze produttive locali”.
Nel pomeriggio l’Usb con un comunicato ufficiale ha parlato di “sciopero riuscito”. Nel frattempo, i sindacati non aderenti alla protesta sono arrivati a un’intesa con il ministero per far partire la riforma nel 2026 (come vuole il ministro) con accorgimenti da apportare l’anno successivo. Intanto, ieri, nel suo intervento a Montecitorio, Valditara ha sottolineato il forte
incremento degli iscritti agli Its Academy negli ultimi anni: dai circa 11mila studenti del 2020 agli oltre 40mila attuali, quasi il doppio rispetto al target fissato inizialmente dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
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