Detenuto 21enne morto suicida in carcere, i parenti di Amir chiedono un milione di euro di risarcimento allo Stato

Genova. E’ stata rinviata al 2 luglio l’udienza preliminare che vede imputati due agenti di polizia penitenziaria per la morte di un detenuto di 21 anni che si era tolto la vita il 4 dicembre 2024 nella sezione di ‘Grande Sorveglianza Custodiale’ del carcere di Marassi.
Questa mattina i parenti di Amir Dhouiou tramite gli avvocati Celeste Pallini, Umberto Pruzzo e Lina Armonia, hanno chiesto complessivamente un risarcimento di un milione di euro, da suddividersi tra genitori, fratelli, zii e nipoti del giovane che si sono costituiti parte civile e hanno chiesto alla giudice Carla Pastorini la citazione del ministero della Giustizia come responsabile civile.
Dhouiou aveva problemi psichici e in passato aveva già tentato il suicidio. Anche quel giorno era in stato di grande agitazione psicomotoria e per questo uno specifico ordine di servizio prevedeva l’ingresso in cella ogni 15 minuti e il monitoraggio continuo dell’unica telecamera di sorveglianza funzionante, quella del bagno della cella. E proprio lì il giovane si era impiccato con un lenzuolo alle 16.13 del pomeriggio, dopo un primo tentativo fallito due minuti prima. Un agente era entrato nella cella alle 16, insieme a un infermiere che aveva somministrato la terapia al detenuto. Poi basta. In base alle immagini registrate il corpo del giovane aveva continuato a muoversi per alcuni minuti, ma nessuno si era accorto di quello che era successo e la scoperta del decesso era stata fatta solo alle 17. Un buco di un’ora nella sorveglianza quindi, al posto dei 15 minuti previsti dall’ordine di servizio.
I due, assistiti dagli avvocati Eleonora Rocca e Sergio Musacchio, si sono sempre difesi dicendo di essere stati impegnati in un altro intervento che gli avrebbe impedito di effettuare il giro di controllo e di guardare le telecamere.




