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Composite: Viva l’eleganza :: Le Recensioni di OndaRock

A questo punto della carriera di Jerome Didelot e della sua creatura Orwell si può affermare che i giochi siano fatti: l’ottavo lavoro della band francese è destinato a un costante oblio da parte di stampa e pubblico, non senza però candidarsi a ennesimo album cult di una produzione discografica priva di passi falsi.
Il chamber pop elegantemente barocco degli Orwell fa ancora una volta tesoro sia del pop psichedelico degli Zombies, sia della sobria e stravagante orchestrazione degli High Llamas, flirtando al contempo con i Belle and Sebastian e con Burt Bacharach.

“Composite” è un’oasi rinfrescante per chi non tollera l’opprimente musica pop mainstream. Melodie dal leggiadro e fluido incipit ritmico e dalle sonorità cristalline come l’acqua, come “Dans Tes Rangs”, ed eleganti armonie dalla mesta dolcezza e dai sognanti riverberi acustici, caratterizzate da un poetico dialogo tra flauto e tastiere vintage in “Si Le Sol Se Dérobe”, si alternano a canzoni dove poche note sono sufficienti per creare un incanto tanto flebile (“Extralucide”), quanto inquieto (“Long Is The Race”).
Non c’è nulla di rivoluzionario o particolarmente innovativo in un album come “Composite”, ma ancora una volta gli Orwell danno prova non solo di una profonda conoscenza delle peculiarità del dream-pop nella romantica e solare “Tout Jusqu’au Bout (Soltanto)” – un brano che fa ottimo uso di archi e flauti – ma anche di saper gestire un florilegio di voci femminili, violino, vibrafono e violoncello per dare vita a una splendida pagina di sophisti-pop come “Chercher Sans Relâche”.

Quel che vi attende durante l’ascolto di “Composite” è un’intelligente e sapiente sequenza di folk-pop barocco dalla non del tutto consueta evoluzione melodica (“The Goodbye Tree”), di citazioni del pop francese anni 60 (“Tout N’arrive Qu’à Moi”), di neoclassicismi a passo di danza quasi melò (la title track interamente strumentale “Composite”) e canzoni pop d’autore ricche di dettagli (“Tallement Sans”).
Quel che manca è forse la canzone chiave di un disco che resta comunque nell’ambito del pop; ma per una band che ha fatto della grazia e della sobrietà il proprio vessillo creativo, si tratta dell’ennesima dimostrazione di coerenza che merita il giusto plauso.

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01/11/2026


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