Società

Compiti delle vacanze, Novara: “Le famiglie non possono diventare un doposcuola con tutta l’ansia che questo crea”

La scuola è finita, è tempo di vacanza. E invece puntualmente arriva il carico di esercizi da svolgere durante l’estate. Ma perché?

Daniele Novara ha sollevato la domanda e ha messo in luce un aspetto che pochi conoscono: non esiste nessuna normativa che preveda i compiti a casa durante le vacanze: sono lavori assegnati in modo discrezionale da insegnante a insegnante, senza alcun obbligo di legge.

Pratiche inerziali

Il pedagogista definisce queste assegnazioni come “pratiche inerziali”. “Qualche cosa che si è sempre fatto, come il suono della campanella, e si continua a fare così, senza sapere dove si sta andando”. In altre parole: si fa perché si è sempre fatto, non perché ci sia una reale necessità didattica o una base normativa che lo richieda.

E non è tutto. Novara ricorda nel post che lo stesso Ministero dell’Istruzione, nel corso degli anni, ha richiamato con diverse circolari a limitare l’uso dei compiti a casa, definendolo “assolutamente strano”.

“Le famiglie non sono un doposcuola”

Secondo il pedagogista, c’è un problema di fondo che va chiarito: “Le famiglie non possono diventare un doposcuola con tutta l’ansia che questo crea”. L’estate dovrebbe essere un tempo di pausa e di crescita personale, non la replica della vita scolastica in casa. I genitori, inseguendo i figli attorno al tavolo per costringerli a fare i compiti, finiscono per trasformare le vacanze in un momento di tensione e conflitto.

Compiti di realtà: l’alternativa

Ma quali alternative esistono? Novara propone i compiti di realtà. Invece di schede e ripetizioni, suggerisce attività che rafforzano la formazione senza trasformare la casa in un centro scolastico: “andare a delle mostre o leggere dei libri ad esempio”. L’apprendimento, secondo il pedagogista, è applicazione, non memoria.

E allora, forse, è il caso di chiedersi: quei compiti estivi che sembrano così inevitabili, sono davvero necessari? O sono solo il frutto di una consuetudine che nessuno ha mai messo in discussione?


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