Marche

Civitanova, Ciarapica va avanti: «Risultato chiaro». La sfiducia al sindaco passato a Futuro nazionale non passa ma FdI avvisa: «Hai tradito gli alleati»


CIVITANOVA Il sindaco di Futuro nazionale Fabrizio Ciarapica resta in sella. La mozione di sfiducia, discussa nel consiglio comunale fiume di mercoledì sera, che si è chiuso a notte fonda, ha raccolto alla fine 11 voti (i 12 firmatari meno Nicolò Renzi, assente). Per mandare a casa il primo cittadino ne servivano almeno 13. Nulla da fare, quindi, come ampiamente previsto. Ma la seduta non è stata indolore per una maggioranza da mesi sulle spine. Il centrodestra si è sfaldato. Hanno confermato la fiducia soltanto Lega, Forza Italia e una parte delle civiche mentre Fratelli d’Italia, che è il gruppo più numeroso con 6 consiglieri, si è astenuto. Il capogruppo di FdI Andrea Ruffini ha firmato un durissimo j’accuse.

 

L’affondo

«Da oggi Ciarapica è un sindaco di minoranza, un sindaco dimezzato. Ha tradito i suoi elettori e i suoi alleati, ha deciso da solo sull’urbanistica, ha fallito sulla sicurezza non dando il cambio di rotta richiesto. E’ un sindaco autoreferenziale. La nostra astensione non è un salvataggio ma un segnale di responsabilità da parte di FdI». Unica dai banchi dell’opposizione a votare contro la sfiducia è stata Silvia Squadroni. Il sindaco Ciarapica, al termine della seduta ha provato a minimizzare affermando che «nella mozione non si contesta il lavoro amministrativo», il motivo «è strumentale, è il mio passaggio a Futuro nazionale. Ma allora, è una sfiducia a me o a Vannacci?». Il giorno dopo il voto, il sindaco parla come un allenatore di calcio che ha vinto di misura salvando la panchina.

Il risultato

«Quello che conta è il risultato ed è stato chiaro e limpido. La sfiducia è stata respinta nonostante pezzi di maggioranza eletti con noi abbiano fatto da stampella al Pd e alla sinistra. La maggioranza c’è, esiste e nei prossimi mesi sarà impegnata su questioni importanti come l’accordo di programma per il cento autismo e i bandi per la Bolkenstein». Tutte scuse per il Pd. «L’unico motivo è che vuole arrivare a Roma – ha detto Micucci – e per la campagna elettorale gli serve mantenere la carica di sindaco. Il treno per Ancona è deragliato due volte, ora è salito con Vannacci sul treno per Roma. Questo è». Piero Gismondi ha aggiunto un altro paio di considerazioni. «Ci sono ancora varianti da approvare in giunta e ciò interessa anche ai partiti di quel che resta della maggioranza. E poi la variazione di bilancio con un milione di euro da destinare». Giuseppe Lepretti, che ha votato differentemente dal capogruppo Squadroni, si è chiesto se «un commissario prefettizio, una figura terza, sarebbe poi un male». Scenografico l’intervento di Pollastrelli: «È incostituzionale sfiduciare un sindaco perché ha fatto la tessera di un partito». E se per Paola Fontana (FI) «nella mozione non c’è nulla su come continuare a governare la città ma solo una resa dei conti e risentimenti personali», Paola Campetelli ammette che «la scelta del sindaco di passare a Vannacci ha lasciato dubbi e perplessità ma è una decisione personale». Fausto Troiani, tra i principali accusatori del sindaco, ha ricordato i «suoi tradimenti quando si è candidato alla regione la prima volta, quando si è candidato alla regione la seconda volta, dopo aver promesso che non l’avrebbe rifatto, e quando ha scaricato l’assessore Belletti quando le varianti interessavano solo lui». Proprio Belletti, presente mercoledì sera tr il pubblico, ha chiesto ieri una commissione d’inchiesta sull’urbanistica: «Gli atti raccontano chi ha deciso».




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