Calzaturieri fermani a Mosca tra spazi aerei chiusi e incendi: una trasferta formato thrilling
FERMO Trasferta con brivido per gli imprenditori calzaturieri fermani diretti a Mosca. Il volo, con scalo a Istanbul, ha riservato almeno due momenti di tensione. Li racconta Gianfranco Butteri, imprenditore di Montegranaro: «In Turchia ci hanno fatto scendere dall’areo perché, ci hanno spiegato, in Russia avevano chiuso gli spazi aerei. Un aereo era al gate e un altro era in fase di rullaggio. Poi, una volta arrivati a Mosca, gli altoparlanti diffondevano senza soste il messaggio che era in corso un incendio causato da una esplosione. Per fortuna, alla fine, tutto è andato bene» racconta Butteri.
I timori
Ma i timori ora ci sono per il viaggio di ritorno, visto che a poche ore dalla partenza «hanno chiuso gli spazi aerei sopra la Russia e i voli interni sono stati tutti cancellati».
Lo stesso Butteri si chiede se, davvero, vale ancora la pena, correre questi rischi per andare in Russia e raccogliere poche paia di scarpe. Perché alla fine dell’avventuroso viaggio, condito dal timore della sempre possibile presenza di droni militari e di episodi derivanti dal conflitto tra Russia e Ucraina, il salone internazionale di calzature e pelletteria Obuv Mir Kozhi (13-15 ottobre a Mosca), con la presenza di 80 imprese italiane di cui 16 provenienti dal Fermano, ha visto gli espositori accontentarsi dei piccoli ordini che hanno soprattutto la funzione di mantenere il rapporto tra produttore e negoziante.
«Ci dobbiamo accontentare di pochi ordini e piccole quantità» commenta lo stesso Butteri. Che poi prosegue: «Questa edizione di Obuv rispecchia le precedenti, con un trend generale che vede una diminuzione di espositori e visitatori. I buyer sono sempre gli stessi e con la situazione di assoluta incertezza che c’è hanno poca voglia di comprare».
Lo scenario
Lo stesso imprenditore auspica un cambiamento dello scenario geopolitico per invertire il trend del salone e delle relazioni commerciali tra calzatura italiana e clientela russa: «Sono ottimista per natura, ma stavolta davvero non so come andrà a finire» conclude Butteri. L’incertezza sul futuro ha anche il risvolto positivo. Se da un lato i clienti sono molto prudenti sulle quantità acquistate, dall’altro lato c’è chi preferisce pagare anticipatamente la fornitura di calzature, non solo per non correre rischi sul cambio tra rublo e euro, ma per il timore di nuove restrizioni e dell’arrivo di altri ostacoli commerciali. In tale contesto, ci sono anche le eccezioni.
«La nostra collezione sta riscontrando l’apprezzamento dei clienti e anche all’Obuv abbiamo lavorato bene» afferma Lorenzo Salvatelli, del marchio di pelletteria Carlo Salvatelli di Montegranaro. «Devo dire che nonostante la situazione, i nostri clienti si mostrano soddisfatti delle vendite delle borse per cui in qualche caso, aumentano le quantità ordinate. Affluenza all’Obuv? Secondo me più della edizione svoltasi lo scorso ottobre» conclude Salvatelli. Un raggio di luce c’è ancora.




