Lazio

chiesti 70 anni per la baby gang

Un garage del quartiere Primavalle adibito a vera e propria stanza delle torture, dove giovani del posto venivano attirati, segregati e sottomessi a violenze inaudite.

Per la sequenza di soprusi andata in scena nella prima metà del 2025, la Procura di Roma ha chiesto un conto salatissimo: oltre settant’anni di reclusione complessivi a carico dei cinque imputati maggiorenni giudicati con il rito abbreviato.

La pesante requisitoria è stata presentata dal sostituto procuratore Claudio Santangelo al termine dell’inchiesta coordinata in collaborazione con l’Antimafia, che ha fatto luce su una storia di violenza giovanile senza scrupoli.

Le richieste di condanna: 20 anni per il direttivo della baby gang

Le sollecitazioni di pena più severe sono state indirizzate verso i tre giovani considerati gli elementi promotori dell’organizzazione criminale di quartiere:

I tre presunti capi: Chiesti 20 anni di reclusione ciascuno per il diciannovenne Mirko Mezzaroma, per il ventenne Conde Naini e per il ventitreenne Riccardo Porco, soprannominato “Spongebob”.

I gregari: Sollecitati rispettivamente 8 anni e 5 anni di carcere per altri due componenti maggiorenni del gruppo.

Il ramo minorile: La posizione di ulteriori sei giovanissimi sotto la soglia dei 18 anni procede invece su un binario autonomo presso la Procura per i Minorenni.

Torture, acqua bollente e i video-autoaccusa negli smartphone

Il fascicolo d’indagine disegna un impianto accusatorio gravissimo: dai reati di sequestro di persona ed estorsione fino alle lesioni personali, alla tortura e al danneggiamento aggravato tramite ordigni esplosivi.

Le ricostruzioni giudiziarie descrivono scene di spietata brutalità: le vittime venivano bloccate all’interno del locale sotterraneo, assicurate a delle sedie e picchiate con violenza, arrivando persino a subire il getto di acqua bollente sulla schiena.

Ad assicurare le prove decisive agli inquirenti sono stati proprio i dispositivi elettronici sequestrati alla banda: messaggistica privata, intercettazioni e i video autoprodotti dagli stessi aggrissori mentre immortalavano i blitz sanzionatori.

La palla passa ora alle arringhe del collegio difensivo — formato dai legali Pietro Nicotera, Stefano Valenza, Giampaolo Balzarini, Bruno Bonanni e Daniele Petrucci — prima del verdetto finale del giudice atteso per la fine di ottobre.

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