Emilia Romagna

Caso Fakir, parla l’avvocato Anselmo


“Mi aspetto presto che usciamo da questo scudo penale e passiamo da un modello 45 a un modello 21”. L’avvocato Fabio Anselmo, tra gli ospiti dell’evento organizzato dal Pd “Lo stato fallimentare dell’esecuzione penale” assiste la famiglia di Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio al Pilastro durante un fermo di polizia. In una breve intervista a margine dell’evento guarda oltre le ultime mosse della partita giudiziaria. Dai giorni scorsi sono sul tavolo della Procura anche le consulenze della difesa dei quattro volontari della Croce Rossa. Secondo i loro consulenti, tra la condotta dei soccorritori e la morte non ci sarebbe alcun nesso causale.

I due agenti e i quattro soccorritori sono al momento annotati nel modello 45-bis, il registro introdotto dal decreto Sicurezza, e non in quello degli indagati (modello 21). 

Il legale ricorda che anche i consulenti della Procura individuano nella posizione prona forzata una concausa della morte, e questo basta, dice, per l’iscrizione. “Noi non condividiamo diversi passaggi della consulenza del pm, perché per noi è causa esclusiva. Ma anche se concausa, comunque si deve andare avanti”.

Poi il confronto con i grandi casi che ha seguito. “In tutti quelli che ho trattato, Aldrovandi, Cucchi, Magherini, siamo partiti molto peggio di questo. Una volta scavallato lo scudo penale, sono convinto che la verità scientifica emergerà, reggerà e salterà fuori”. Sulla condotta degli agenti Anselmo non ha dubbi: “Credo sia incommentabile. Il video e l’audio sono incommentabili”.

“Peggio che animali”: l’attacco ai Cpr

Il discorso si sposta sui Centri di permanenza per i rimpatri e sulla direttiva del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che non rende più vincolante il certificato di idoneità rilasciato dai medici per l’ingresso nei Cpr.

Per Anselmo “è un provvedimento stupendo”, detto con amara ironia. “Vengono messi dentro queste gabbie insieme agli altri, senza visita e senza nessuna cautela, anche per quelli che sono già ospiti. Credo sia peggio che per gli animali, perché almeno hanno il controllo dei veterinari, anche negli allevamenti intensivi. Nei Cpr, niente”.

Alla domanda se tutto questo sia costituzionale, l’avvocato risponde senza giri di parole: “Parlare di Costituzione in questo momento, riferendosi a questo Paese… Assolutamente no. Nemmeno il Cpr è costituzionale. La detenzione amministrativa, ma quando mai la Costituzione la presta?”. E aggiunge che a decidere della vita di queste persone è “un giudice di pace”.

La conclusione è la più dura: “La svalorizzazione dell’essere umano in quanto diverso, in quanto immigrato, in quanto con la pelle diversa dalla nostra, penso sia sotto gli occhi di tutti. Inutile che ce la nascondiamo, dobbiamo chiamarla col suo nome. Si chiama razzismo”.


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