Case e ospedali di comunità nuovi, ma senza medici. E ora la sanità rischia la paralisi
Cagliari
Dura presa di posizione del sindacato USB Sanità Sardegna
Secondo il sindacato USB Sanità Sardegna è una contraddizione ormai strutturale e non più sostenibile: “Da un lato si inaugurano nuove Case e Ospedali di Comunità finanziati dal PNRR, dall’altro gli ospedali restano privi di personale sufficiente per garantirne il funzionamento. Senza medici, infermieri e OSS, il rischio concreto è quello di strutture nuove ma prive della capacità di erogare servizi reali ai cittadini”.
Gianfranco Angioni, segretario di USB Sanità Sardegna è molto esplicito: “Case e Ospedali di Comunità senza personale, e il PNRR rischia di trasformarsi nel più grande fallimento della sanità pubblica. Senza assunzioni e stabilizzazioni di tutto il personale sanitario, il sistema è a rischio crisi già entro il 30 giugno.”
Il sindacato parla apertamente di “assenza di programmazione e di responsabilità politica, denunciando il silenzio della Regione Sardegna: nessuna trasparenza su fabbisogni, organici e modelli organizzativi delle nuove strutture territoriali”. Una mancanza definita “grave, perché si continuano a impiegare risorse pubbliche senza chiarire chi garantirà concretamente l’assistenza”.
“Negli ospedali sardi la situazione viene descritta come già critica”, secondo USB Sanità Sardegna. “Reparti in sofferenza cronica, carichi di lavoro insostenibili, posti letto insufficienti e personale costretto a reggere il sistema con straordinari continui e prestazioni aggiuntive. Non si tratta più di emergenza temporanea, ma di una condizione strutturale di fragilità del servizio sanitario”.
Durissima anche la denuncia sul caso del Businco, dove le attività chirurgiche sono state trasferite da oltre un anno per consentire l’esecuzione dei lavori finanziati dal PNRR, senza che vi siano ancora certezze pubbliche sui tempi di completamento e sulla piena riattivazione delle sale operatorie.
“Il punto più critico riguarda la scadenza del 30 giugno prossimo, data che segna la fine delle deroghe e degli strumenti temporanei come il ricorso ai medici a gettone, in un quadro ancora segnato dall’attuazione del PNRR”, sostiene USB Sanità Sardegna. “Oggi questi professionisti contribuiscono in modo determinante alla tenuta di pronto soccorso, anestesie, medicina e guardie ospedaliere. In assenza di un piano immediato di assunzioni e stabilizzazioni di tutto il personale sanitario, il rischio non è più teorico ma concreto: una crisi operativa già nei giorni successivi alla scadenza”.
USB Sanità Sardegna chiede quindi interventi immediati e non più rinviabili: “Pubblicazione degli organici, definizione trasparente dei modelli organizzativi, un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni di tutto il personale sanitario, e garanzie contro nuove esternalizzazioni dei servizi sanitari”.
Il sindacato richiama inoltre quanto già accade in altre regioni, dove la carenza di personale sta aprendo la strada a processi di esternalizzazione dei servizi: “Sarebbe la fine del servizio sanitario pubblico così come lo conosciamo se questo modello dovesse arrivare anche in Sardegna”, si sottolinea, evidenziando il rischio di un progressivo svuotamento del sistema pubblico a favore dei privati.
“La realtà è chiara: senza personale la sanità pubblica non esiste. Il resto sono annunci e inaugurazioni”, conclude il referente regionale USB Sanità Sardegna, Gianfranco Angioni. “Siamo a fine giugno: non c’è più tempo. Senza assunzioni e stabilizzazioni di tutto il personale sanitario, il sistema rischia una crisi operativa immediata. Noi lo avevamo detto: i gettonisti non erano la soluzione al problema, erano solo una toppa temporanea che oggi presenta il conto. Ora servono scelte definitive per salvare la sanità pubblica”.
Domenica, 28 giugno 2026
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