Friuli Venezia Giulia

Carso in fiamme, si indaga sulla pista del piromane: ecco cosa sappiamo

TRIESTE.news

3 agosto 2026 – ore 01:00 – L’incendio che ha devastato oltre 25 ettari di vegetazione tra Padriciano e Gropada è stato contenuto, ma ora l’attenzione si concentra sulle cause del rogo. Tra gli operatori impegnati sul campo si fa strada l’ipotesi che dietro le fiamme possa esserci la mano di un piromane. Al momento non risultano conclusioni ufficiali né responsabilità accertate, ma sono diversi gli elementi considerati anomali. Tra sabato e domenica una decina di focolai è divampata in punti differenti dell’altipiano triestino, alcuni dei quali situati in aree relativamente distanti dai sentieri più frequentati. L’ipotesi dell’autocombustione viene ritenuta poco plausibile. Resta possibile una causa accidentale, come un mozzicone di sigaretta gettato nella vegetazione secca, ma la distribuzione degli inneschi e la loro successione temporale stanno alimentando i sospetti su una possibile origine dolosa. A destare ulteriore attenzione è il momento in cui il rogo è scoppiato: una delle giornate più calde dell’anno, con il terreno particolarmente secco e le previsioni che annunciavano l’arrivo del borino. Il vento ha successivamente alimentato le fiamme e provocato la riattivazione di numerosi focolai, rendendo più difficili le operazioni di spegnimento.

Nelle stesse ore, mentre gran parte degli uomini e dei mezzi regionali era impegnata tra Padriciano e Gropada, un altro incendio è divampato sul monte San Michele, nel Goriziano. Non risultano, tuttavia, elementi che consentano di collegare i due episodi, avvenuti a notevole distanza l’uno dall’altro. Sul Carso triestino le fiamme hanno lambito più volte le abitazioni e la casa di riposo “Livia Ieralla” di Padriciano, arrivando a poche decine di metri dagli edifici. La struttura, che ospita 112 anziani, era stata inserita in un piano di evacuazione preventiva, successivamente revocato dopo il miglioramento della situazione. Il rogo è stato dichiarato sotto controllo, ma la bonifica prosegue. Preoccupano soprattutto i possibili incendi sotterranei, provocati dalla combustione lenta di radici, humus e materiale organico, che possono riemergere anche a distanza di giorni. Alle 19.45 di domenica un nuovo focolaio si è riattivato a circa 200 metri dalle abitazioni di Padriciano, richiedendo un ulteriore intervento delle squadre. Nelle operazioni sono stati impiegati più di 80 soccorritori tra Vigili del fuoco, Corpo forestale regionale, Protezione civile e gruppi di volontariato. Quattro gli elicotteri entrati in azione: due del Servizio aereo regionale, uno dell’Esercito e “Drago” dei Vigili del fuoco. Saranno ora gli accertamenti sulle aree di innesco a stabilire se l’incendio sia stato provocato da una condotta colposa o da un gesto deliberato. Fino a quel momento, quella del piromane resta un’ipotesi investigativa e non una certezza.

Articolo di Francesco Viviani

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