Caro energia, stangata per le imprese calabresi: costi in bolletta nel 2026: +97 milioni
La guerra non è soltanto quella che si combatte con missili e droni nei cieli del Medio Oriente. L’altra guerra, più silenziosa ma altrettanto logorante, è quella che si consuma ogni giorno nei capannoni delle imprese, nei laboratori artigiani e nelle botteghe di questa terra. È la battaglia contro l’instabilità dei mercati, contro l’energia che cambia prezzo nel giro di poche ore, contro una catena di costi che si allunga e costringe il tessuto produttivo a difendersi per restare a galla.
In questo scenario livido le piccole e medie imprese non inseguono più l’innovazione o l’espansione ma provano, semplicemente, a resistere alla storia che passa sopra le loro teste.
La nuova crisi geopolitica e l’effetto sui mercati energetici
La nuova crisi geopolitica, che si è aperta dopo l’aggressione americana e israeliana all’Iran, si innesta su un equilibrio economico già fragile. Le tensioni internazionali hanno riacceso la volatilità dei mercati energetici e riportato tutta l’Europa dentro una spirale di rincari che sembrava archiviata dopo la stagione più dura della guerra in Ucraina.
Un meccanismo che per regioni strutturalmente più fragili rischia di diventare un freno allo sviluppo. In Calabria, ad esempio, l’iperinflazione energetica minaccia di comprimere ulteriormente i risicati margini produttivi delle piccole aziende e i consumi delle famiglie.
Il primo segnale d’allarme arriva dall’Ufficio studi della Cgia. L’attacco militare all’Iran potrebbe costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi di euro in più già nel 2026. La dinamica è legata all’impennata dei prezzi di gas e luce registrata negli ultimi giorni.
Se le tensioni internazionali dovessero consolidarsi in un aumento strutturale delle quotazioni, le aziende italiane si troverebbero a pagare circa 7,2 miliardi in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas, con un incremento complessivo del 13,5 per cento rispetto al 2025.
I prezzi dell’energia e l’impatto sul sistema produttivo
La fotografia dei mercati energetici restituisce la dimensione del fenomeno. Alla vigilia dell’attacco israelo-americano all’Iran il gas veniva scambiato intorno ai 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a poco più di 107 euro. Nel giro di pochi giorni i prezzi sono balzati rispettivamente a 56,1 e a oltre 168,5 euro (sono quelli aggiornati a ieri da Arera), riflettendo la tensione che attraversa una delle aree più delicate per l’equilibrio energetico mondiale.
Il quadro resta comunque lontano dai picchi raggiunti nel 2022, subito dopo l’ingresso dei carri armati russi in Ucraina, quando l’energia elettrica arrivò a superare i 300 euro al megawattora e il gas oltrepassò quota 120. Ma il segnale di instabilità è sufficiente a riaccendere l’allarme tra le imprese.
In questo scenario anche la Calabria osserva con preoccupazione la traiettoria dei prezzi. Secondo le elaborazioni della Cgia, i costi energetici sostenuti dalle imprese della regione sono destinati a crescere dai 749 milioni stimati per il 2025 agli 846 milioni del 2026, con un aumento di 97 milioni pari al 12,9 per cento.
Una dinamica che pesa su un sistema produttivo fatto prevalentemente di microimprese, dove ogni variazione delle bollette si traduce in margini più stretti e capacità di investimento ridotta.
L’allarme delle associazioni di categoria
L’allarme viene rilanciato anche da Confartigianato, che nelle ultime settimane ha registrato una nuova fiammata delle quotazioni energetiche. A questi rincari si aggiunge la crescita dei carburanti: il gasolio ha raggiunto in media regionale 2,031 euro al litro, con un incremento di oltre il 15% in pochi giorni.
La confederazione invita a mantenere alta la vigilanza sui mercati dell’energia per evitare speculazioni e choc asimmetrici dei prezzi, come accaduto nel 2022. Il rischio, spiegano gli artigiani, è che un aumento persistente di petrolio e gas alimenti una nuova fiammata inflazionistica.
I costi energetici salirebbero per famiglie e imprese, mentre l’eventuale rialzo dei tassi per contenere l’inflazione potrebbe comprimere investimenti e consumi, rallentando ulteriormente una crescita già fragile.
Le proposte per la Calabria
È proprio su questo terreno che la Calabria appare più esposta. Qui il sistema economico convive da anni con infrastrutture insufficienti, dimensioni aziendali ridotte e un differenziale di costo dell’energia spesso superiore alla media nazionale.
A sottolinearlo è anche Giovanni Misitano, leader regionale di Casartigiani, che parla apertamente di una regione già penalizzata da un prezzo dell’energia più alto rispetto ad altre aree del Paese.
In un contesto dove molte imprese lavorano con margini limitati, ulteriori rincari rischiano di produrre effetti pesanti su occupazione e sviluppo.
Secondo l’associazione, la combinazione tra crisi energetica e danni provocati dai recenti eventi climatici potrebbe tradursi in una perdita economica complessiva vicina al miliardo e mezzo di euro.
Per questo Casartigiani propone alla Regione Calabria un piano articolato su tre assi: un fondo regionale per sostenere le famiglie in povertà energetica e le microimprese non coperte dai bonus nazionali; il rafforzamento del fondo Feeri con procedure più snelle per favorire investimenti in fotovoltaico ed efficienza energetica; e, soprattutto, un piano strategico di lungo periodo capace di trasformare la Calabria in un territorio produttore di energia rinnovabile.
È una prospettiva che richiama una contraddizione evidente. La Calabria dispone infatti di un potenziale straordinario nel campo delle rinnovabili ma continua a dipendere da un sistema energetico che espone imprese e famiglie alle oscillazioni dei mercati internazionali.
La sfida per il futuro non riguarda soltanto il contenimento dei costi ma la capacità di trasformare una fragilità strutturale in una nuova occasione di sviluppo.
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