Capossela da brivido al Politeama di Catanzaro. L’arte debella la morte
Mettere a nudo il potere, svestirlo della sua aurea perbenista ed elogiare gli uomini “irregolari” che hanno fatto della propria arte l’unica forma di resistenza. Dal poeta Dylan Thomas al dj radiofonico Renato Striglia; dal cantautore Vincenzo Costantino detto “Cinaski” al musicista Daniel Melingo, tutti fanno parte della stessa “epica del fallimento”: «E morte non avrà dominio», la ballad opera con Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla (con Napoli, questa è stata l’unica data al Sud). Un elogio all’irregolarità già prima che cominci.
Quando il pubblico della XXIII edizione del Festival d’Autunno ha preso posto al Teatro Politeama di Catanzaro è stato accolto da suoni indefiniti: rumori elettronici, versi di animali, muggiti. Poi, le luci spente. Sulla scena un uomo sdraiato, Capovilla, in una vasca attorniata da bottiglie di alcolici e oggetti di ogni tipo. Accanto a lui Vinicio Capossela, al radio-piano. La storia è la vita di Renato Striglia, il dj radiofonico e amico di Capossela scomparso nel 2020, intrecciata al suo progetto incompiuto dedicato al radiodramma «Under Wood Milk», cioè «Sotto il bosco di latte» di Dylan Thomas.
Da subito il dialogo tra i due nell’apertura esplicita l’obiettivo dello spettacolo: «Portare un messaggio a un mondo che disprezza l’umanità». Una canzone inedita dopo l’altra, quindici in totale, che compongono l’album «Milk Wood Bar», in uscita il 22 gennaio per la BMG Rights. A intervallarle, i racconti sulla vita di Striglia affidati alle voci di Ornella Vanoni, Patty Pravo, Nada, Luciana Littizzetto, assieme a bizzarri personaggi – i beautiful losers – che animano il villaggio gallese di Llareggub, affacciato sul mare. C’è il Capitan Gatto, che prova a domare la solitudine di Striglia; poi Lily, ossessionata dalla sua immagine e dall’apparenza; Rita Testa Grossa, che cerca la leggerezza in un bacio tanto atteso; infine, il Tempo, quello che passa, quello che corre.
«Solo gli amanti inceppano le lancette. Gli amanti e la morte», dice il capitano Capovilla-Striglia che intanto diventa il nuovo Noè alla guida delle sue creature sull’Arca. Sono tutti personaggi imperfetti, strani nella loro naturalezza, legati da un’innocente voglia di vivere, amare, sperare. Inoltre, tutti vogliono la stessa cosa: che la vita nel bosco sia semplice e pacifica. In fondo, «niente di quello che non è già». In un’epoca in cui il giudizio sembra dettare le regole delle relazioni, a Llareggub i personaggi ricercano una convivenza diversa: una comunità eterogenea, plurale, dove la diversità è elogiata. Dove l’irregolarità è continuamente assolta.
Ma è con l’arrivo dello Spazzacamino che l’innocenza di questo mondo fiabesco cambia inesorabilmente. Arriva l’Ordine di Pulizia che diventa «Ordine e Polizia!» e la bellezza della diversità diventa mansuetudine e ammutinamento. Spazza via l’innocenza, il sogno, la meraviglia. «Facciamo polizia! Sgomberiamo i popoli! Creiamo un deserto e chiamiamolo Pace!» è il grido di Capovilla-Striglia che mettendosi in piedi richiama a quel sentimento naturale della resistenza, della ribellione e della rivolta, anche se la vita nel bosco per lui è finita. La barca, infatti, diventa la bara in cui Capovilla si sdraia in attesa della morte. Capossela interpreta «Ai cancelli dell’Eden», la canzone più struggente dell’album ispirata a una poesia di Thomas sulla morte d’un bambino sotto le bombe. «Sarai morto, ma non per questo mansueto» è ciò che aveva detto all’amico all’inizio dell’opera. Così cala il sipario. La morte, però, non è la fine. Con «Milk Wood Bar» Capossela è solo sul palco. Tra le note emerge l’idea di un aldilà dove tutti s’incontrano per celebrare la memoria attraverso la poesia. Ricorda così “Cinaski” e l’amico argentino Melingo. Il suo saluto al pubblico è il verso di Thomas tratta dalla poesia «Should lanterns shine»: «La palla che lanciai giocando nel parco / Non è ancora scesa al suolo». Lancia così una palla in aria che resta sospesa. Questa è dunque la fine d’una storia che doveva essere raccontata, un messaggio che doveva essere detto. Una storia su cui la morte non ha dominio.
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